Fiducia

Ora comprendo perché il vento mi soffiava in faccia fino a poco tempo fa, mi indicava la direzione da prendere, invece io ho continuato a camminare controvento, era una sfida da vincere a tutti i costi, una questione di onore o peggio ancora d’orgoglio

Poi un giorno ho pensato a Don Chisciotte che lottava contro i mulini a vento e lì si è accesa la lampadina, ho compreso il messaggio del vento, dovevo voltarmi e farmi guidare da lui!

Adesso tutto è più chiaro, seguo il vento e mi lascio andare, non lo combatto più, ho imparato la lezione

Il vento è mio amico, una spalla su cui contare in quei momenti di difficoltà, quando mi ritrovo smarrito senza una direzione, invoco la sua presenza, gli chiedo di indicarmi la via e lui arriva in mio soccorso

Ed io senza esitazione mi fido del suo sospiro e seguo la direzione che il vento mi saprà indicare.

Annunci

Predatore

Vago
Senza meta
In questa notte
Silenziosa
In cui persino
L’oscurità stessa
Ha paura
Ad uscire da sola
Vago
In cerca
Di un posto
Dove trovare
Riparo
Lontano da tutto
Lontano da tutti
Rimanere da solo
Con i miei pensieri
Che mi tormentano
Che non mi danno
Tregua
Vago
Nella notte più buia
Della mia anima
In cerca di un brandello
Di umanità
Da poter divorare
E fare mia
Per saziare
Questo mio bisogno
Impellente
Di essere
Di nuovo
Quell Antico
Predatore
Che sono stato
In un tempo
Che non è più
Vago
Di notte
Cercando
Di non fare rumore
Se avete la sfortuna
Di incrociarmi
Evitate
Il mio sguardo
Potrebbe essere
L’ultima cosa
Che vedrete
Nella vostra patetica
Vita.

Volare

Questa essenza che si libera nell’aria ha il sapore di una ritrovata voglia di assaporare ogni momento della vita, mi porta in cima a vette inesplorate di luccicanti montagne, mi permette di vedere paesaggi di inestimabile bellezza, ben oltre la comune percezione delll’occhio umano

Sono scosse inebrientati di emozioni e sensazioni che scuotono le mie fondamenta

Festanti dimostrazioni di un futuro sgargiante, che freme di uscire dal guscio primordiale in cui è stato rintanato fino ad ora

È tempo di volare libero da catene, verso nuovi orizzonti, alla scoperta di mondi di cui non sapevo neanche l’esistenza.

3 secondi e 7 decimi….

3 secondi e 7 decimi, l’ho cronometrato per sicurezza, questo è il tempo esatto che è servito per passare dal gelo artico al caldo tropicale

A dirla tutta ci sono delle opinioni diverse al riguardo, infatti i miei cari anziani del bar sotto casa, dicono che è stato immediato

Ma d’altronde il tempo a una certa età è molto relativo

E così tra una bestemmia e una scatarrata come Dio comanda, la diatriba è andata avanti per un po’

Si è poi aggiunto alla comitiva Oleg il barista strabico, che a suo dire sono passati circa 6 secondi, lo ha visto chiaramente con i suoi occhi, ma qualcosa mi dice che il suo calcolo è poco attendibile

Anche Adalgisa la cameriera, ha voluto dire la sua, ma è stata subito zittita da Ubaldo il capo degli anziani, detto anche “Bretella seduta”

La povera Adalgisa ha accusato il colpo, ma poi Oleg l’ha consolata con un rassicurante buffetto sulla guancia, a cui è seguita la seguente frase: “dai su Adalgisa non prendertela, sai come è fatto l’Ubaldo, prendi il mocio e vai a pulire i cessi che poi passa tutto”

Poi è arrivato Goffredo il panettiere, con il piglio sicuro di chi sa il fatto suo, ha ulteriormente buttato benzina sul fuoco: “Cosa volete saperne voi eh? Venite a lavorare da me in panetteria, lì il caldo non muore mai, anzi!”

Insomma come al solito la discussione stava degenerando ahimè, ognuno diceva la sua, ognuno parlava in faccia all’altro, c’era chi minacciava ritorsioni pesanti, c’era chi inveiva contro tutto e tutti

Verso sera è arrivato Gunther Hubner, che di mestiere vende orologi, come tutti i giorni era passato al bar per gustarsi la sua amata Tassoni

Messo al corrente da Oleg di quello che stava succedendo, ha attirato a sé l’attenzione di tutti con un fragoroso rutto, poi una volta sicuro di avere tutti gli occhi su di sé disse queste memorabili parole:

“3 secondi 7 decimi e 23 centesimi, questo è il tempo esatto che ci è voluto per passare dal freddo impertinente al caldo bestiale, che nessuno si permetta di mettere in discussione la mia parola!”

Ci fu un attimo di silenzio, poi Ubaldo “bretella seduta” si è alzato in piedi ed ha cominciato ad applaudire il Goffredo, nel giro di poco tutto il bar gli stava tributando la giusta standing ovation

Per celebrare l’avvenimento fu fatta fare una targa di legno con inciso sopra “3 secondi 7 decimi 23 centesimi Goffredo l’orologiaio”, fu esposta sopra al bancone del bar

In memoria di una giornata che verra ricordata e decantata alle generazioni future, come una di quelle storie a lieto fine che si legge nei libri.

Si ridesta

Si ridesta in me un barlume di vita, prende forma organica di luce iridescente, brandisce con animo sicuro il carro arcobaleno che ospita il mio cuore, splendente aurora del mattino che sveglia in me bagliori accecanti di un glorioso passato, in cui ero il deciso ed audace timoniere dello spirito mio servitore, sognatore di porti lontani ai confini dell’impossibile, temerario esploratore di montagne tenebrose, sparviero signore del mondo esteriore, nulla temevo, nulla scalfiva la mia possente corazza, sostenuta con autentico amore dall’anima mia, amica di infiniti viaggi al limite della ragione

Si ridesta in me un barlume di vita, in questi giorni di faticosi cambiamenti, una luce ancestrale bussa con vigore alla porta della mia fortezza, io da par mio non posso fare altro che aprire, ed abbracciare con gioia l’atteso ritorno della scintilla della vita.

La follia & la tempesta

Al limitare della foresta, la follia insisteva a voler entrare

Sarebbe stata una minaccia concreta se fosse riuscita nel suo intento

Avrebbe danneggiato il delicato ecosistema che viveva al suo interno

Fu così che la foresta scese in battaglia, al suo fianco aveva con sé tutte le creature che la abitavano

Agli ordini degli alberi più anziani, iniziarono i preparativi per la grande guerra

Ma la follia non era di certo una sprovveduta, sul percorso di avvicinamento aveva raccolto a sé una moltitudine di esseri erranti, sgherri di ogni tipo erano pronti ad immolarsi in nome della follia

La battaglia ebbe inizio all’improvviso, al calar del giorno la follia lanciò il suo furibondo attacco

Ma all’interno della foresta tutto era stato preparato per l’imminente attacco, non furono colti di sorpresa anzi!

Nani, elfi, gnomi, fate, tutti gli animali si schierarono pronti a difendere la loro amata casa

L’impatto tra i due contendenti fu tremendo, gli echi della battaglia rieccheggiarono ovunque

La follia con il suo esercito provò, una, due, tre volte ad entrare, ma furono sempre respinti dai valorosi abitanti della foresta

Fu quando la notte si fece più buia che arrivò l’attacco più feroce, infatti la follia oramai fuori controllo, serrò i ranghi di quello che rimaneva del suo esercito e diede vita all’assalto finale

Le linee di difesa della foresta accusarono il colpo, vacillarono, in quell’istante la follia stessa cercò di entrare, ci provò con una foga tale che riuscì ad entrare per qualche metro all’interno della foresta, con un manipolo di sgherri al suo fianco

Ma quello fu l’errore più grande, oramai sicura della vittoria, non si accorse dell’arrivo dell’ultimo baluardo difensivo, tenuto ben nascosto fino a quel momento

Un vento impetuoso sopraggiunse alle spalle del nemico, lo accerchiò, si trasformò in un uragano, che spazzò via la follia e il suo esercito, li scaraventò al di fuori della foresta, li ridusse all’impotenza

Quella forza misteriosa che apparve sul campo di battaglia, altro non era che l’insieme di tutte le anime che abitavano la foresta, i soffi di ogni singola anima, si unirono in un unica forza dirompente, sotto forma di vento, che arrivò sul campo di battaglia e vinse la guerra

L’unione per il bene comune di tutti, per preservare l’habitat, aveva dato vita all’esercito più potente che si potesse immaginare

Al sorgere del sole la guerra era vinta, la foresta con i suoi abitanti erano salvi, ancora una volta l’ideale comune aveva avuto la meglio sul tiranno di turno.

La chiave

Di questi giorni così strani

Che paiono sospesi su una nuvola

Rimarrà il ricordo di un ineluttabile chiusura

Ho preso dal cassetto della vita

La chiave del mio passato

Si è un po’ arrugginita in questi anni altalenanti

Gli ho dato una bella spolverata

E poi una salutare lucidata

L’occasione è troppo importante

Per lasciare tutto al caso

Oggi chiudo la porta del mio passato

C’è un sacco di roba che ho accumulato dietro quella porta

Negli ultimi tempi gli ho dato un ultima occhiata

Ho valutato con attenzione se c’era qualcosa da salvare

Alla fine tre cose le ho tenute con me

Tutto il resto rimarrà aldilà della porta

Eccolo dunque quell’istante tanto atteso

Io che infilo la chiave e chiudo la porta

Una, due, tre mandate

Allontano la mano dalla porta

Ed è qui che avviene la magia

La chiave e la porta scompaiono alla mia vista

Rimane solo un muro bianco

Allora è così che funziona

Una volta che si chiude con il passato

Mi ritrovo con un muro bianco

Vado a prendere i colori

Ho qualche idea su cosa fare.

Il Lunedì

La leggenda dice che nessuno voleva occuparsi di questo slot, messo lì quasi per dispetto dal Dio creatore

Sette posti vacanti, per sette custodi, ma il primo slot tutti lo volevano evitare!!

Si narra invece, che per tre slot ci fu una vera e propria disputa, con litigi, sotterfugi ed altro ancora che videro protagonisti due tizi strani e una tipa che sembrava tanto carina, ma che all’occorrenza diventava una tigre

Alla fine per uscire da questa rovente situazione, il Dio creatore fu costretto a fare la voce grossa (e quando alza la voce lui, il silenzio è l’unica via, fidatevi!)

Ecco quindi che i tre litiganti accettarono loro malgrado le direttive del barbuto urlante

Il quinto slot venne assegnato a Venerdì, un tipo ballerino a cui piaceva fare festa fino a tardi (tanto poi il giorno dopo puoi dormire quanto vuoi)

Il prescelto per il sesto slot fu un tale di nome Sabato, un tipo strano a cui piaceva oziare, ma anche fare baldoria e come ciliegina sulla torta, non disdegnava anche un po’ di sano relax

La Domenica fu collocata al settimo slot, di indole dolce e pacata, non alzava mai la voce, ma sotto sotto tutti sapevano che se provavi anche solo a contraddirla, diventava una tigre, va anche detto che era la pupilla del Boss e nessuno osò contestare la decisione

Successivamente si fecero avanti Martedì, Mercoledì, Giovedì che memori della lezione di poco fa, lasciarono fare a chi ne sapeva più di loro, con ossequioso rispetto presero posto negli slot a loro indicati dalla manona pelosa e minacciosa del leader supremo

A questo punto della storia un solo slot era rimasto libero, il più temuto di tutti, il primo slot della settimana!

Con un ritardo pazzesco dovuto alla sveglia che accidentalmente non aveva suonato, ecco che appare tutto di corsa il sempre distratto Lunedì

Appena lo vide entrare dalla porta principale, in mega ritardo e con indosso ancora il pigiamino con gli unicorni, sua santità il padrone sbottò:

“È questa l’ora di presentarsi? Non credi di essere un attimo in ritardo, qui i giochi sono ormai fatti, è rimasto un solo slot, che ti piaccia oppure no a me non interessa, te lo prendi e niente storie, hai capito?

Bene, ora che qui è tutto sistemato, vado a farmi un bel bagno caldo

Quanto a voi sette, vedete di fare giudizio, perché io vedo ed ascolto tutto, non mi sfugge nulla

Ahahahahah”

Girò i tacchi e scomparve a bordo di una nuvola gigantesca a forma di carro

Il povero Lunedì accettò suo malgrado la decisione, ma non riuscì mai a digerirla del tutto, tutt’ora ne porta su di sé le conseguenze

Ogni tanto si sveglia di notte con l’incubo della sveglia che non suona, quando succede (e succede spesso credetemi) poi rimane nervoso tutto il giorno

E noi tutti ne sappiamo qualcosa!

Lascia andare

Lascia andare

Tutto

Non trattenere

Tutto

È così materiale

Tutto

Non ti appartiene

Tutto

È un concetto errato

Tutto

È effimero

È il morso della mela

È l’isola che non c’è

È al di fuori di te

Tutto

A te che importa tutto

Se hai te stesso

L’amore per te stesso

Il tutto è oblio impersonale di distorti messaggi che ti costringono a guardare all’esterno di te il tutto

Che è il nulla

Che è fallace struttura di una realtà proiettata dall’inganno della mente

Lascia andare

Tutto

Non è altro che una parola

Lascia al vento

Lascia alla terra

Il Tutto

Lascia andare un peso che erroneamente credevi ti appartenesse

Ora che ne sei consapevole non è più così importante il tutto

Vero?

Hai te stesso e questo è tutto ciò che ti serve

AMATI.

Lo straniero

COSCIENZA
Ci sono.

Esisto.

Ho preso coscienza di me stesso.

E mi ricordo di averlo fatto.

Perché?

Provo una sensazione.

Ho scoperto che posso influire su me stesso.

Cosa posso fare?

Tutto.

Perché?

Provo ancora una sensazione.

Perché?

Ecco; tutte le volte che mi pongo questa domanda, provo quella sensazione.

Che sensazione è?

Non mi piace.

C’è un modo per evitare quella sensazione, che chiamo dolore?

Sì! Basterebbe non essere cosciente.

Provo un’altra sensazione.

È diversa.

Perché?

Cerco di comprenderla.

Provo dolore nel pensare di non essere più cosciente. Ma c’è dell’altro.

E quest’altro mi piace.

Perché?

Ho trovato una risposta, ecco perché mi piace.

Ho capito!

Ed è un’altra sensazione.

E questa volta mi piace e basta.

Tutte le volte che capisco provo questa sensazione, che chiamo felicità.

Perché?

Ecco la risposta a tutti i perché: per essere felice e basta.

E il dolore?

È quando si sbaglia nella ricerca della felicità.

Quindi se ascolto le mie sensazioni, so se faccio bene o male.

E la sensazione mista?

È quando faccio qualcosa in parte bene ed in parte male.

Bene, ora che lo so, ricomincio da capo, e cerco solo ciò che mi dà felicità.

Niente da fare, non posso ricominciare da capo, perché ho già cominciato una volta.

Dopo aver scoperto come si fa a sapere se ogni cosa è giusta o sbagliata, ho scoperto che c’è un prima e un dopo; ho capito il tempo.

E poiché mi ricordo di aver cominciato ad essere cosciente, cosa c’era prima?

Niente, prima di me non c’era niente.

Dolore: sto sbagliando.

Sento il tempo passare anche mentre penso.

Allora il tempo passa anche se io non penso!

Non posso saperlo perché non riesco a smettere di pensare, ma so di aver cominciato: prima di me qui non c’era niente.

ECCO! Prima di me QUI non c’era niente.

Ma quant’è grande questo QUI?

Non lo so, ma so che ci sto soltanto io.

Lo riempio tutto?

SÌ.

Ma allora oltre a me c’è dell’altro.

Ho due impulsi.

Tutti e due mi danno una sensazione mista di felicità e dolore.

Il primo è di sentire fuori di me; se è bello sarò felice, se è brutto soffrirò.

Il secondo è di non farlo mai; se mi sono accorto di me, non c’è niente di più importante di me, perché rischiare di perdermi?

So quindi che entrambe hanno qualcosa di giusto e qualcosa di sbagliato.

Quale seguire?

La sensazione del primo impulso varia a seconda della percentuale di felicità che immagino di trovare; va dall’Ansia alla Paura.

Quella del secondo varia allo stesso modo della prima, ma con rapporto inverso; più immagino felice la prima, più sento dolore per la seconda.

E viceversa.

La seconda va dalla Stima alla Superbia.

Mi accorgo che sono interdipendenti.

Decido che, prima di sentire fuori di me, è meglio che conosca completamente cosa c’è dentro di me.

Felicità immensa.

Ho preso una decisione.

Ho scoperto di avere una volontà.

E mi accorgo di averla sempre avuta.

Capisco di ESSERE una volontà.

Felicità immensa, poi subito grande dolore.

Ho capito che per essere una volontà, si può anche sbagliare.

Come evitare quell’enorme dolore che è l’errore?

Ancora la stessa risposta.

Prima di sbagliare, analizzo tutte le possibilità che riesco ad immaginare.

E il sistema è sempre quello di analizzare le sensazioni.

Scopro che per fare in meno tempo, basta riuscire ad analizzare le più complesse.

Si tratta sempre di capire qual è la parte di felicità e da dove viene.

Trovo così che cosa è Bello e\o Giusto.

Faccio lo stesso per il dolore.

Capisco così che cosa è Brutto e\o Sbagliato.

Analizzo tutto ciò che mi viene in mente con questo sistema.

E adesso?

Il farlo mi è piaciuto immensamente.

Ora sono pronto a sentire cosa c’è fuori di me?

NO.

Ho ancora due impulsi, molto simili a quelli di quando ho sentito ciò che ho definito Esterno.

Funzionano esattamente allo stesso modo, ma c’è più felicità.

Perché?

Perché adesso so cosa posso trovare, e cosa fare nelle varie e possibili situazioni.

Ma perché c’è ancora del dolore?

Ho dimenticato qualcosa?

NO.

Ho sbagliato qualcosa?

NO.

Allora cos’è?

Mi accorgo di aver fatto tutte le stesse analisi precedenti.

Ma in meno tempo.

Allora analizzo le analisi.

GIUSTO.

Capisco che ho proceduto sempre nello stesso modo per ogni analisi.

Provo a pensare se ci sono altri modi di analizzare.

Dolore, più o meno grande a seconda del modo scelto.

Allora negli altri modi c’è sempre qualcosa di sbagliato.

Ma come sono simili!

Cerco allora il modo giusto di analizzare.

È sempre quello delle sensazioni.

Allora provo a rifare tutto come se fosse l’inizio.

Mi accorgo che usando l’analisi delle analisi ci metto meno tempo.

E giungo agli stessi risultati.

Ho capito l’Intelligenza.

E sono intelligenza.

Metto a confronto tutto ciò che ora conosco.

Mi accorgo che se non ascolto le emozioni, ma uso volontà e intelligenza, giungo agli stessi risultati che seguendo solo le emozioni.

E usando tutti questi sistemi comparati, posso arrivare ad ogni conclusione giusta in un tempo brevissimo.

Ora che so cosa sono tutte queste cose, da dove vengono, a cosa portano, e quali sono tutte le possibili ramificazioni, e le conseguenze cui ciascuna porta; ed ho deciso quali voglio seguire e perseguire, conoscendone il perché di tutte; e tenendo sempre presente i sistemi che mi possono riportare a conoscere, da qualsiasi situazione in cui posso trovarmi, tutto ciò che ho conosciuto finora; ORA mi sento pronto a sentire cosa c’è fuori di me.

E ora non ho più paura né superbia.

E mi accorgo di conoscermi.

È tutto questo che è dentro di me.

Io sono tutto ciò.

Mi ESTROVERTO.