Quei ricordi che scaldano l’anima

C’è un ricordo della mia memoria, che ogni tanto fa capolino, di quando ero giovane, ma giovane per davvero spensieratezza era il mio secondo nome, vivevo intensamente ogni secondo della mia giornata senza chiedermi il perché di questo o il perché di quello

Passavo le mie mattinate in quella che dalla mie parte si chiamava la scuola della vita, si imparava, o forse si ricordava, quello che era il nostro “talento speciale”, quello che ci rende unici, con l’aiuto degli anziani del posto che sapevano come fare emergere questo “talento”, era come imparare un gioco nuovo, e lo si faceva con una leggerezza ed una naturalezza che non ti pesava per niente, con la particolarità che poi quel gioco sarebbe stato il tuo “punto alto” come lo chiamavano loro

La pausa pranzo era un momento di grande condivisione tra noi ragazzi, tutti seduti in cerchio sotto ad un maestoso albero di quercia nelle giornate soleggiate, nella mensa dell’auditorium (quello che si usava anche per le lezioni) quando il tempo non era dei migliori, finita la pausa pranzo ci si trovava tutti riuniti per le considerazioni finali, a cui seguivano i saluti e l’arrivederci al mattino successivo

Il pomeriggio invece, lasciavo che le mie emozioni e le mia sensazioni mi guidassero, e così capitava che passassi intere ore seduto sulla riva del fiume semplicemente a contemplare il cielo e a farmi cullare dal lento divenire dell’acqua, altre volte mi divertivo con i ragazzi del villaggio in qualche gioco sempre diverso ogni volta, in qualche rara occasione invece aiutavo chiunque avesse bisogno di una mano per qualche lavoro

Poi arrivava sera e tornavo a casa, lì ad attendermi c’era la mia famiglia, papà, mamma, quell’adorabile rompiscatole del mio fratellino, i miei granitici nonni, ed ovviamente il nostro amato cane, con cui mi divertivo a giocare in attesa della cena

Ad un certo punto, il nonno mi veniva a cercare e mi diceva “forse potrà interessarti che la cena è servita” ed io di corsa correvo in casa a gustarmi qualche ottima prelibatezza

Qui il ricordo si interrompe, non so perché ciclicamente ritorna, forse perché è un ricordo a cui sono affezionato, mi aiuta a non dimenticare chi sono ora e da dove provengo, quello che so è che è sempre il benvenuto, riesce sempre a farmi stare bene e questo già di per sé dovrebbe bastare.

Gli occhi del Pazzo

“Come quando, osservando il sole al tramonto scendere gioioso e sparire lento dietro nubi lontane, ci siamo per la prima volta ricordati d’un tratto che non è il sole a muoversi, è la Terra che gira, e abbiamo percepito con gli occhi pazzi della mente l’intero nostro pianeta, e noi con esso, roteare all’indietro, allontanandosi dal sole.

Sono gli occhi del pazzo sulla collina di Paul McCartney, che come tanti occhi di pazzi vedono più in là dei nostri assonnati occhi quotidiani.”

Carlo Rovelli, “L’ordine del tempo”.

I sogni che lasciano il segno

Mi ricordo di un sogno che ho fatto tempo fa, ero seduto al bancone del bar tutto intento a consumare il mio succo alla pera, ad un certo punto dall’ingresso fa capolino un tizio, vestito di una tuta rosso fuoco, un cappellino nero, dove un cucciolo di lupo bianco dormiva beatamente, portava una barba bianca lunga fino alle costole, capelli bianchi legati da un elastico

Insomma questo strano individuo entra nel locale e si siede sullo sgabello alla mia sinistra, ordina un toast farcito, e un whiskey

Nell’attesa che arrivasse la sua ordinazione ha cominciato ad attaccare bottone, borbottava qualcosa su un carro che aveva smarrito, di una mazza da baseball che gli avevano sottratto sotto ai suoi occhi e del fatto che era piuttosto seccato dell’accaduto

L’ho ascoltato per bene fino in fondo come una brava persona, poi dopo aver bevuto l’ultimo sorso del mio succo e mentre lui si accingieva a mangiare il suo toast, ricordo di avergli chiesto se avesse una benché minima idea di chi fosse stato a rubare il carro

Passarono diversi secondi di silenzio totale, sembrava mi stesse ignorando, talmente era preso dal suo pasto, poi dopo un sorso di whiskey si decise a parlare:

“Oh ma so molto bene di chi è la colpa, di quel gran fetentone del mio fratellastro Gebedia! È stato lui ne sono sicuro, devi sapere che è da tutta la vita che mi procura questi problemi, è sempre stato geloso di me, del ruolo che ricopro e del fatto che lui non è il primogenito, anzi è anche figlio acquisito, ma lui vorrebbe comandare!

Che gran sciocco che è!

Voglio farti una proposta, che ne dici se mi dai una mano a recuperare ciò che è mio? C’è una bella ricompensa per te se mi aiuti, sono uno importante, uno che ha il potere di decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato

E se le mie fonti sono corrette, non te la stai passando bene ultimamente, anzi direi che sei in uno di quei periodi bui che ahimè capitano ogni tanto nella vita, senza una straccio di lavoro, con il dentista da pagare, per non parlare del mutuo della macchina, che tu hai adibito a casa, visto che non hai nemmeno quella, allora che ne dici, mi dai una mano?”

Rimasi per un attimo interdetto, come faceva a sapere tutte quelle cose su di me? Fu allora che tutto divenne più chiaro, stavo guardando questo strano individuo già da un po’, ma solo ora stavo realizzando che davanti a me c’era Dio!

L’aspetto mi aveva tratto in inganno, con il cappello in testa e i capelli legati non l’avevo riconosciuto, ma era propio lui, il Boss, il capo supremo si insomma avete capito!

E come se mi avesse sentito ecco che Dio si tolse il cappello, si slegò i capelli e si rivelò in tutta la sua magnificenza, poi disse:

“Allora ragazzo cosa hai deciso, non ho tutto il giorno, mi aiuti oppure no? Coraggio ti sto dando una grande occasione per mettere di nuovo sulla giusta via la tua vita”

Lo guardai un attimo, alzai il sopracciglio destro, presi il suo bicchiere di whiskey e buttai giù nello stomaco il contenuto, poi fissando con grande determinazione il suo sguardo dissi:

“Ci sto! Andiamo a dare una bella lezione a Gebedia e recuperiamo la refurtiva!”

Sul bel faccione di Dio si stampò un enorme sorriso, mise le mani sui fianchi e con un cenno di assenso concluse dicendo:

“Ben fatto, ottima scelta figliolo, andiamo a rimettere in piedi la tua vita e soprattutto a dare una bella lezione al mio fratellastro”

Uscimmo dal locale, prima Dio e poi io, chiusi la porta con una veemenza tale che mi svegliai dal sogno, rimasi un attimo a guardare il soffitto ancora un po’ intontito, poi mi alzai ed andai a lavorare

Per un po’ la mia quotidianità continuò come sempre, senza che successe niente di rilevante

Però circa due mesi dopo, mi ritrovai in una situazione un po’ particolare ed avevo bisogno d’aiuto, dal nulla è sbucato una persona che non vedevo da anni, a cui avevo prestato dei soldi, mi aveva cercato per saldare il suo debito (io l’avevo persino scordato)

Ebbene era la cifra esatta che mi serviva per sistemare il problema di cui parlavo prima!

Quindi mi piace pensare, che ho davvero aiutato Dio a risolvere il suo problema e lui in cambio ha aiutato me, che ne dite può essere che sia andata così?

Io credo di sì.

Pace

Quante parole….

Quante emozioni….

Quanti pensieri affollano la mente….

Pace…. Tutto ciò che cerco è questo….

La cerco ovunque…. In ogni angolo…. In ogni luogo…. In ogni respiro…. In ogni battito di cuore…. In ogni battito di ciglia…. Disteso sul letto di casa, mentre osservo il soffitto bianco…. Cerco la Pace….

E lei è lì, davanti a me, gioca con me, fa la preziosa, si atteggia un po’ perché in fondo lei sa che….

È quello che voglio….

Allora allungo la mano, ma lei si allontana…. Beffarda, anche un po’ stronza fugge da me….

Allora penso che la Pace è come una bella donna che voglio conquistare, ma non una donna qualunque, oh certo che no!

Lei è semplicemente tutto ciò che voglio…. E lo sa, eccome se lo sa!

Come fare a conquistarla? C’è una pozione magica? Esiste un metodo, un sistema?

No, credo proprio di no, perché la Pace siamo noi, quando ci permettiamo di accettare ciò che siamo, quando accettiamo di amarci incondizionatamente, senza giudicarci, senza pretendere nulla da noi….

È quell’attimo in cui realizzi, che nulla di tutto ciò che hai fatto, nulla di tutto quello che sei ha più valore, non esiste denaro sufficiente per quantificarlo….

Ecco quando arrivi a realizzare ciò, allora non ci sarà più bisogno di niente, la ricerca sarà terminata, e sarà in quel preciso istante che la Pace verrà verso di te, e si rivelerà per ciò che è

Ed un sorriso farà capolino sul viso, perché comprenderai che la Pace non esiste, si è così!

È solo un’idea, un concetto, niente di più, perché stavi inseguendo un qualcosa che è sempre stato davanti a te, dentro di te!

Guardati allo specchio ed osserva la Pace, assomiglia a te vero?

Certo che è così, perché tu sei Pace, hai solo bisogno di RI-connetterti con te, con la tua anima, e il tuo spirito…. Nel profondo rispetto della Pace che tu sei!

L’inevitabile distruzione dell’isola che c’è….

Il tempo dei saluti è arrivato, abbiamo mangiato, abbiamo parlato, abbiamo cercato una comunione d’intenti su alcuni argomenti, ma ovviamente, viste le divergenze su tutto, l’accordo non c’è stato, ci siamo alzati dal tavolo, siamo usciti dal locale, poi ognuno è andato per la sua strada, con la solenne promessa di rivederci per un’ultima volta per decretare chi fosse il migliore

Così è stato decretato in quella sera di luna piena, siamo andati a dormire con i cuori che battevano così forte nel petto da farci male, poi il mattino seguente subito dopo l’alba ecco che i primi combattimenti hanno avuto inizio

Non si capiva niente di quello che stava succedendo sul campo di battaglia, tutti contro tutti, eserciti contro eserciti, che si dovevano difendere da altri eserciti che sbucavano dal nulla, spade contro spade, asce contro asce, frecce contro frecce, cavalieri contro cavalieri, ma soprattutto fratelli contro fratelli, amici contro amici, l’assurdità della guerra era servita in tutta la sua violenza, in una campo di battaglia, che celebrava la morte dell’uomo

Sangue, carcasse putrefatte di uomini e animali, un tanfo così nausebondo che lo si poteva sentire a chilometri di distanza, cosa rimaneva della vita alla fine delle ostilità?

Rimaneva l’insopportabile ribrezzo per la stupidità dell’uomo, rimanevano cadaveri da bruciare per evitare il nascere di qualche pestilenza che avrebbe causato un altro tipo di morte

Orrore, orribile, indescrivibile orrore è la guerra generata da uomini il cui orgoglio è così gonfio e tronfio da accecare la vista, da non permettere di vedere oltre il proprio ego, che offusca il pensiero, che annulla il cuore, che porta solo un immenso dolore

Quella sera da quel tavolo si sono alzati degli uomini che avevano decretato il proprio destino, erano già morti ma ancora non lo sapevano, non se ne rendevano conto, tanta era la voglia di dimostrare quanto fosse grande il loro potere

Eccolo qui il vostro potere, che genera morte, che fa uccidere tra di loro uomini che fino alla sera prima si dichiaravano fratelli o amici, questa è la vera follia del genere umano, questa è la malattia che affligge questo mondo

Il pensare di essere migliore di tutti, di essere superiore a tutti e l’unico modo per dimostrarlo è tramite la violenza della guerra

Ora però lasciatemi in pace, sono qui sdraiato per terra, non sento più il dolore, sono stato colpito a morte, non ricordo neanche come sia successo, mi ritrovo qui in mezzo a tutta questa morte, a tutto questo dolore, cadaveri, gente agonizzante che come me sta esalando l’ultimo respiro, ecco sì ora finalmente comprendo a cosa è servito tutto questo…..

…. Non è servito proprio a nulla.

Il grammofono

Una melodia esce da questo grammofono

Ormai vecchio e consumato

Riesce ancora a stupire

Con il suo suono regale

L’orecchio di un uomo

Molto stanco e quasi appassito

Sordo è il mio udito

Troppe cose ho sentito

Troppe cose mi hanno turbato

Arrivato ad un certo punto

Ho detto basta non voglio più ascoltare

Eppure una speranza ancora c’è

Ed è la musica celestiale

Che esce da questo malconcio grammofono

Forse ho compreso quale è la connessione

In fondo io e te siamo uguali

Siamo entrambi da rottamare

Suoniamo lo stesso spartito

Ci intendiamo a meraviglia

Allora che ne pensi amico mio

Per un ultima volta ancora

Ti va di suonare

La nostra musica migliore.

La tempesta…

Come posso pensare di cambiare qualcosa della mia vita in un giorno di tempesta?

È pura follia!

Come si fa? Qualcuno è in possesso della chiave che fa scattare l’ingranaggio del mutamento?

Forse è meglio fermarsi, osservare la tempesta che fa il suo giro, sentire l’impetuoso sfilacciamento del tempo che si infrange contro la forza devastante di madre natura

Ed aspettare che l’assordante tintinnio della pioggia, che il fragoroso temporale finisca il prima possibile

Poi spunterà dal nulla un magico arco tutto colorato, arriverà in un baleno, mi indicherà la via, ed è li in quell’istante che avverrà il cambiamento

Sarà come una tempesta che arriva all’improvviso, farà un gran baccano, perché è così che succede quando si vuole veramente portare un cambiamento

Ci vuole un pizzico di follia con l’aiuto della tempesta perfetta!