Si alza il vento e reclama attenzione, soffia forte sempre più forte

Vuole essere seguito, vuole portarti aldilà del mare

In luoghi sconosciuti, posti selvaggi

Dove la vita celebra se stessa, dove non esistono barriere

E tu sei libero di ascoltare il tuo intuito, dove il tuo lato più primordiale può gioire

Senza inibizioni, senza le castrazioni mentali della civiltà

Ascolta il vento che cerca di attirare la tua attenzione

Ti sta indicando la via, verso una vita migliore.

D: “Stai cercando qualcosa?

A: ” Sì, cerco il senso della vita”

D: “Ah, così su due piedi, ma poi scusa, è mattina presto ed è venerdì, non sarebbe il caso di rilassarsi un attimo?

Ci pensiamo lunedì no? Tanto rimane lì mica scappa”

A: “Tu dici? Ma io ho una gran fretta di trovarlo, anzi mi è salita un’ansia pazzesca, lo devo trovare, è tutta la vita che sono in cerca!”

D: “Mmmmmmm, ok vedo che la situazione è al limite, senti ti faccio una proposta, conosco un posto dove potrai trovare il senso della vita, ti ci porto io, ti fidi?”

A: “Non lo so, ti conosco appena, ma il tuo bel faccione sorridente e la tua barba bianca mi piacciono, hai un non so che di familiare, e sia verrò con te”

Dopo circa un km a piedi i nostri due protagonisti arrivano davanti ad un grazioso Bar, si fermano ed osservano il locale

D: “Eccoci qua siamo arrivati, che ne dici?

A: ” Mah! È uno scherzo? Mi hai detto che mi portavi in un posto dove avrei incontrato qualcuno che conosce il senso della vita, questo è un Bar, molto bello per carità, ma non è ciò che cercavo, mi hai preso in giro!”

D: “Prenderti in giro? Sia mai e non ho mai parlato di qualcuno, ma di un posto è ben diverso, questo è il posto esatto dove volevo portarti, alza la testa e dimmi cosa c’è scritto per favore”

A: “E va bene, dunque c’è scritto “Il senso della vita” ma non è quello che ti avevo detto….. Ahhhhhhh ora forse ho capito”

D: “Ahahah molto bene, sai neanche io ho la benché minima idea di quale sia il senso della vita, me lo sono chiesto per tantissimo tempo, poi un giorno sono incappato in questo Bar, quando ho letto l’insegna in un primo momento sono rimasto basito, poi mi sono fatto una grossa risata

Qui non troverai la tanto agoniata risposta, ma ti garantisco che potrai assaggiare e gustarti il miglior caffè del mondo!

Oltre ad altre deliziose e succulenti prelibatezze, fanno un cornetto al cioccolato che è una roba divina

Che ne dici, entriamo? ”

A: ” Pazzesco! Sai che ti dico mio strambo e barbuto amico, entriamo!

OH magari il senso della vita è proprio questo, smettere di chiedersi se esiste davvero e in questo caso godersi un ottimo caffè in buona compagnia

Sì, può essere davvero così è sempre la soluzione più semplice, siamo noi che complichiamo sempre tutto!

Dai entriamo, ti offro un caffè, anzi tu offro tutto quello che vuoi”

D: “Oh musica per le mie orecchie, finalmente ti sei rilassato ed hai capito di goderti il momento, fantastico

Tra l’altro il mio amico barista dice sempre che il suo caffè è così buono che persino Dio lo ha bevuto e dopo è diventato un affezionato cliente

Ma ti rendi conto? se fosse vero tu uno di questi giorni potresti bere un caffè da Dio”

A: “Ah magari, per oggi mi accontento della tua bella compagnia mio barbuto amico, poi un giorno chissà…….”

D: “Già pazzesco vero! ma ora basta parlare andiamo a dare un senso alla giornata, sento già il profumo del caffè

Ah questo sì che è il vero senso della vita per me!”

FARE O NON FARE

Questo è il vero dilemma

FARE, in questa situazione vorrebbe dire, portare avanti progetti di altri, aspettative di altre persone che non sono esattamente le mie

NON FARE, vorrebbe dire, OK ora faccio a modo mio, porto la mia vita al livello successivo

Mi addentrerò in territori inesplorati, che non ho mai visitato fino ad ora, che mi stanno aspettando da molto tempo

NON FARE, significherebbe mettere ME STESSO, i miei SOGNI, le mie IDEE, i miei TALENTI, al centro della mia vita, per realizzare finalmente quella che è la MIA MISSIONE

Ecco è così!

FARE O NON FARE

All’annoso dilemma ho una risposta

NON FARE, per poi FARE a modo mio, ed essere l’assoluto protagonista sul palcoscenico della MIA VITA.

Ricordi di macchine che sfrecciano davanti a miei occhi.

Bolidi che schizzano a gran velocità come saette.

Una dopo l’altra, via veloci, sempre più veloci.

Il piede a tavoletta sull’acceleratore.

Per inseguire un sogno cullato fin da bambino.

Ayrton era uno che questo sogno l’aveva realizzato.

Era una celebrità, la più luminosa stella di quel gran circo che era la formula uno.

Ayrton non temeva la pista, tantomeno la potente auto da corsa che sapeva guidare con grazia e maestria.

Aveva vinto gare e mondiali, lo avevano issato in cima alla piramide come il più forte pilota in circolazione.

Ma in quel weekend del primo maggio, in cuor suo sentiva che qualcosa non andava, percepiva che il giocattolino si era rotto.

Aveva visto con i suoi occhi quel terribile incidente che è costato la vita al povero Roland Ratzenberger.

Ayrton aveva paura, per un attimo nella sua mente una brutta sensazione si è fatta avanti.

Il giorno dopo è sceso in pista, ha salutato un vecchio amico e si è preparato per la gara.

Ma quella brutta sensazione era ancora lì, più forte di ieri, ha cercato di scacciarla dalla mente durante il giro di ricognizione.

Ma niente da fare non se ne voleva andare, non riusciva a togliersela dalla testa.

C’era solo una cosa da fare, schiacciare il piede sull’acceleratore.

E lanciarsi a tutta velocità sull’asfalto, magari sarebbe riuscito a seminare quella paura a cui non sapeva dare un nome.

Qualche giro dopo, quella paura si è palesata davanti e questa volta Ayrton aveva capito di cosa si trattava.

Quella paura aveva un nome, morte si chiamava, ed era lì per lui, la stava aspettando in fondo a quella curva.

Per portarlo via dal suo sogno più bello.

Il dolore della gente fu immenso, una nazione interna di fermò a celebrare il figliol prodigo che tornava a casa in una bara.

Tutto il mondo lo pianse, tutto il mondo rimase a bocca aperta senza parole.

Tutto il mondo salutò un uomo di nome Ayrton che da piccolo aveva un sogno

Un sogno infranto da quella bestia che si chiama fato, che lo ha portato via troppo presto.

P. S. : Quel giorno ad Imola io c’ero, ero andato a vedere il mio idolo, è stato un trauma per me assistere dal vivo a quello che è successo, avevo un brutto presentimento, sentivo che qualcosa stava per succedere, ma mai avrei pensato ad un epilogo del genere.