Ti ricordi di che giorno è oggi?

Ti ricordi di quando andavi a funghi? ogni occasione era buona, tu la tua moto e i tuoi amati funghi, era bello vederti andare via con la cesta vuota, ed era ancora più bello quando tornavi, con la cesta piena di funghi e quel sorriso malizioso, stampato in bella vista sul volto, in quei momenti ti ammiravo, erano attimi di vita indimenticabili, si è cosi.

Ma ora cosa rimane di quei momenti? te lo dico io, rimane un numero che è sostanza di un giorno che ha portato nelle nostre vite tanto dolore

21 giugno di 12 anni fa, una telefonata, una sentenza, ehi fai presto, tuo padre è in coma sta morendo, vieni via dal lavoro, corri più veloce che puoi!

La batteria della macchina che fa le bizze, le bestemmie infinite che uscivano dalle viscere della mia anima, non ci provare nemmeno bastardo di un destino, lasciami andare, ho una persona cara da salutare, per l’ultima volta!

La corsa in ospedale, il cuore che batteva all’impazzata, la tua camera piena di tutte le persona che ti volevano bene, moglie, figli, fratelli e persino qualche nipote, tutti lì per te.

Il silenzio angosciante che ha preceduto quel momento, le lancette dell’orologio che inesorabilmente si avvicinavano all’ora del tuo congedo.

Poco dopo le 21 hai deciso che poteva bastare, quel dolore lancinante che ti aveva consumato aveva avuto la meglio, anche il tempo si è fermato in segno di rispetto, hai esalato l’ultimo respiro e te ne sei andato, ti ho visto sai, mentre prendevi la tua cesta e ti incamminavi su quel sentiero, ti sei voltato verso di me, poi sul tuo viso è apparso quel sorriso malizioso che conoscevo fin troppo bene.

E lì ho capito che non saresti più tornato, che quello sarebbe stato il tuo ultimo viaggio, quello che ti portava verso casa, pensa un po’ come saranno contenti di vederti arrivare con il cesto pieno di funghi.

Questa essenza che si libera nell’aria ha il sapore di una ritrovata voglia di assaporare ogni momento della vita, mi porta in cima a vette inesplorate di luccicanti montagne, mi permette di vedere paesaggi di inestimabile bellezza, ben oltre la comune percezione delll’occhio umano

Sono scosse inebrientati di emozioni e sensazioni che scuotono le mie fondamenta

Festanti dimostrazioni di un futuro sgargiante, che freme di uscire dal guscio primordiale in cui è stato rintanato fino ad ora

È tempo di volare libero da catene, verso nuovi orizzonti, alla scoperta di mondi di cui non sapevo neanche l’esistenza.

3 secondi e 7 decimi, l’ho cronometrato per sicurezza, questo è il tempo esatto che è servito per passare dal gelo artico al caldo tropicale

A dirla tutta ci sono delle opinioni diverse al riguardo, infatti i miei cari anziani del bar sotto casa, dicono che è stato immediato

Ma d’altronde il tempo a una certa età è molto relativo

E così tra una bestemmia e una scatarrata come Dio comanda, la diatriba è andata avanti per un po’

Si è poi aggiunto alla comitiva Oleg il barista strabico, che a suo dire sono passati circa 6 secondi, lo ha visto chiaramente con i suoi occhi, ma qualcosa mi dice che il suo calcolo è poco attendibile

Anche Adalgisa la cameriera, ha voluto dire la sua, ma è stata subito zittita da Ubaldo il capo degli anziani, detto anche “Bretella seduta”

La povera Adalgisa ha accusato il colpo, ma poi Oleg l’ha consolata con un rassicurante buffetto sulla guancia, a cui è seguita la seguente frase: “dai su Adalgisa non prendertela, sai come è fatto l’Ubaldo, prendi il mocio e vai a pulire i cessi che poi passa tutto”

Poi è arrivato Goffredo il panettiere, con il piglio sicuro di chi sa il fatto suo, ha ulteriormente buttato benzina sul fuoco: “Cosa volete saperne voi eh? Venite a lavorare da me in panetteria, lì il caldo non muore mai, anzi!”

Insomma come al solito la discussione stava degenerando ahimè, ognuno diceva la sua, ognuno parlava in faccia all’altro, c’era chi minacciava ritorsioni pesanti, c’era chi inveiva contro tutto e tutti

Verso sera è arrivato Gunther Hubner, che di mestiere vende orologi, come tutti i giorni era passato al bar per gustarsi la sua amata Tassoni

Messo al corrente da Oleg di quello che stava succedendo, ha attirato a sé l’attenzione di tutti con un fragoroso rutto, poi una volta sicuro di avere tutti gli occhi su di sé disse queste memorabili parole:

“3 secondi 7 decimi e 23 centesimi, questo è il tempo esatto che ci è voluto per passare dal freddo impertinente al caldo bestiale, che nessuno si permetta di mettere in discussione la mia parola!”

Ci fu un attimo di silenzio, poi Ubaldo “bretella seduta” si è alzato in piedi ed ha cominciato ad applaudire il Goffredo, nel giro di poco tutto il bar gli stava tributando la giusta standing ovation

Per celebrare l’avvenimento fu fatta fare una targa di legno con inciso sopra “3 secondi 7 decimi 23 centesimi Goffredo l’orologiaio”, fu esposta sopra al bancone del bar

In memoria di una giornata che verra ricordata e decantata alle generazioni future, come una di quelle storie a lieto fine che si legge nei libri.

Tutto ha avuto inizio in un giorno di passione, il caldo cominciava a diventare insostenibile, con mio sommo dispiacere

Le giornate erano sì belle, perché c’era luce fino a sera, ma quel caldo anche no!

Da luoghi a noi sconosciuti arrivavano tir su tir, incessantemente, uno dietro l’altro ad una media di 200 al giorno

Delle enormi catapulte avevano fatto la loro comparsa nella piazza del paese, architetti, ingegneri, falegnami, gente comune, tutti insieme a lavorare su un progetto top secret

Il progetto “Bombardamento a tappeto del sole con enormi lastre di ghiaccio”

Il ghiaccio veniva conservato in capannoni, ovviamente forniti di potenti congelatori per tenere al fresco il prezioso contenuto

I preparativi durarono circa 4 giorni, la gente non coinvolta direttamente, diventava sempre più curiosa, tanto che alla fine un rappresentante del progetto fu costretto a parlare per raffredare gli animi

All’alba del quinto giorno ecco che il piano prese vita, il ghiaccio era stato posizionato sulle 7 catapulte, altro ghiaccio tenuto di riserva in un’unità mobile poco distanze da dove si svolgevano le operazioni

Tutti pronti in posizione, tutti in attesa del tanto temuto sole, tutta la popolazione si era affacciata dalle finestre delle case, pronti a gustarsi l’evento

Inutile girarci attorno, fu una carneficina, gli ululati del sole che non si aspettava certo quell’accoglienza furono strazianti!

Tanto che in molti ad un certo punto cominciarono ad inveire contro questa atrocità, ma non ci fu niente da fare, le catapulte sputavano in continuazione ghiaccio su ghiaccio

L’attacco durò circa 15 minuti, ma a noi tutti sembrò un’eternità

Alla fine il sole, sconfitto, si arrese e fece una promessa solenne, mai più questo caldo fuori stagione, le temperature sarebbero tornate nella norma fin da subito

La popolazione tutta quanta esultò, tutti i partecipanti all’attacco si congratularono uno con l’altro, festeggiando con coni gelato e granite

Tutto tornò alla normalità in poco tempo, i tir non arrivarono più, il ghiaccio rimasto fu distribuito alla popolazione per uso personale

Il caldo rientrò a temperature più ragionevoli, il sole aveva imparato la lezione

Quei giorni e quell’attacco feroce furono ricordati per sempre come “I giorni in cui il sole abbassò la cresta davanti alla furia del ghiaccio”.