Forse può bastare un grigio giorno di fine novembre, a sistemare quella che senza nessun dubbio è la discarica improvvisata di una mente incasinata.

Gli ultimi giorni li ho vissuti in modalità “Orso in letargo”, me ne sono stato rintanato in una grotta, ad elaborare pensieri che da tempo ristagnavano nella mia vita, mica è stato facile arrivare ad una conclusione, eh no!

Io sono un tipo di essere umano che segue sempre il cuore e l’anima, per me la mente altro non è che uno strumento al loro servizio, c’è da dire che è la mia anima il vero ago della bilancia, si perché è da lì che ha origine tutto, è lei il vero motore che alimenta il mio essere umano, è che non sempre loro due sono sulla stessa lunghezza d’onda, quindi quando anima e cuore sono d’accordo al 100% vuol dire che nel pentolone delle mie emozioni, bolle qualcosa di grosso.

Ed è proprio quello che è accaduto ultimamente, ho compreso che mi dovevo fermare, estraniarmi dalla realtà di tutti i giorni per venire a capo di questo annoso dilemma, ed è così che mi sono attivato in modalità “Orso in letargo”.

Provate ad immaginare cosa succede quando il cuore, l’anima, con la collaborazione della mente, si trovano sedute intorno ad un tavolo a discutere per trovare una soluzione al problema, parlando in maniera civile, senza farsi la guerra, senza urlarsi addosso, è uno spettacolo unico, di quelli per cui vale la pena pagare il biglietto.

Insomma dopo giorni e giorni di riunioni, confronti elaborazioni di dati e statistiche da far girare la testa, ecco che i tre interlocutori sono arrivati ad una conclusione.

E la conclusione è che….

È giunto il tempo del cambiamento, questa è indiscutibilmente la fine di un epoca! Non vi è più nulla da raccontare, non vi è più nulla da ricordare o imparare, questa è l’ultima pagina del libro, ed è il momento di mettere la parola fine, non prima però di aver ringraziato chi va ringraziato….

Ci saranno persone che non faranno più parte della nuova epoca che si sta aprendo, quindi grazie a tutti voi per gli insegnamenti che mi avete lasciato, grazie di aver camminato a fianco, davanti o dietro a me, ma ora le nostre strade si dividono qui e per sempre, probabilmente non ci rivedremo mai più e va bene così, e buon cammino a tutti voi.

Grazie!

La nuova epoca che si va ad aprire proprio in questo momento sarà una grande avventura, fatta di esperienze nuove mai provate fino ad ora, nuove emozioni, nuove sensazioni da sperimentare, nuovi talenti da ricordare, nuove persone da incontrare, da cui imparare, ma anche nuove delusioni, nuovi possibili tradimenti, nuovi dolori ed infine nuove perdite.

Ma adesso è ora di iniziare il cammino, basta tergiversare o indugiare, è tempo d’indossare indumenti adatti all’occasione e partire! Immergersi in questa nuova avventura…. Il viaggio ha inizio, buona fortuna amato essere.

È nata come una storia raccontata da giovani adolescenti in un quartiere fatiscente, ma con il tempo è diventata una leggenda, di cui non si può più fare a meno

Sto parlando della famigerata “La Faticosa”

Essa è un ibrido tra un triciclo una bicicletta e una vespa 50, il suo inventore si chiama Oswald Occhitristi.

Il nostro eroe nasce come lustrascarpe nei peggiori vicoli della città, poi a causa di una grave crisi dovuta al mancato ricambio di spazzole si è dovuto reinventare come spazzino comunale, ma ahimè la sciatica non perdona ed alla fine fu costretto ad abbandonare il lavoro

Giunto a questo punto della vita, senza un lavoro, senza famiglia, ma con tre dobermann da sfamare, Oswald era un uomo disperato, deriso da tutti per la sua stramba camminata (tutta colpa della maledetta sciatica) si sentiva un essere umano giunto al suo capolinea

Passava i pomeriggi nella discarica comunale, rimaneva per ore ad osservare il via vai di gente che abbandonava di tutto, lui si sentiva esattamente così, una cosa vecchia, buona solo per la discarica

Ma fu in mezzo a tutto quel casino, che incontrò il suo destino, fu lì che nacque “La Faticosa”

Prese un terzo di un triciclo, un terzo di una bicicletta modello graziella e un terzo di una scassatissima vespa 50, ci aggiunse un pizzico del suo immenso cuore ed ecco che “La Faticosa” prese vita

Non si sa con esattezza come quel maldestro tentativo di creare qualcosa di unico andò a buon fine, la leggenda narra che il merito è tutto di quel pizzico di cuore di Oswald!

Che sia quello che fa la differenza, se questo sia vero oppure no, poco importa

Quello che conta è che Oswald in quelle notti stellate creò qualcosa di unico, un ibrido che lo fece diventare un uomo orgoglioso di se stesso (e pure ricco, che non gusta)

Sì perché “La Faticosa” ebbe un successo incredibile, ne furono vendute a migliaia in tutto il mondo, ognuna era unica nel suo genere, perché ogni volta Oswald cambiava qualche cosa, giusto per renderle ancora più personalizzate, usando sempre come base un triciclo, una bicicletta e una vespa 50

Ma quello che non cambiava mai, era quel pizzico di cuore che lui ci metteva sempre, era il collante che teneva unito l’ibrido, era l’anima della sua creazione

Oswald morì all’età di 89 anni, il suo cuore lo abbandonò per sempre, ma solo dopo aver assemblato quella che lui chiamava “La Faticosa”

Non fu mai venduta, fu imbalsamata ed oggi fa bella mostra di sé al museo comunale, ad Oswald fu dedicata una statua e la piazza principale del paese

Ogni anno si celebra l’Oswald Day, una festa incredibile….

In onore di un grande uomo, che grazie ad un pizzico del suo gran cuore inventò l’ibrido perfetto…

“La Faticosa”

Vita, di quella sacra ed unica sostanza, che è essenza dell’anima, in tutta la sua totalità

Vita, di quella sensazione senza barriere, aurora di un tempo ancestrale, che ammalia e conquista i cuori dell’essere umano

Vita, riflessa nelle creazione di un anima-le, che è l’istinto primordiale della vera libertà

Vita, dolce sorriso di un bambino, mentre dondola allegramente e senza pensieri, su di un’altalena, spinta dall autentico amore di un padre

Vita, di quelle onde del mare, che giungono sulla sabbia, sospinte delicatamente dal soffio del vento

Vita, che ti fa pensare, vedere, godere, giocare, gioire ed infine amare, il divino che c’è in te

Vita, che a volte è lacrima disperata di una perdita, struggente dolore di un addio sussurrato allo stormir di fronde

Vita, dimora universale dell’idea primaria, che è equilibrio di tutto ciò che è, perfetta raffigurazione della parola di Dio.

Inizio con il Ringraziare Nemo&Nancy-NemoInCucina per la nomina al Sunshine Blogger Award 2018, sono fra i blog che ispirano gioia e positività, beh che dire, grazie di Cuore Ragazzi!!!

Le regole:

1 Ringraziare la persona (o persone) che ti ha nominato: Fatto!!

2 Rispondere alle domande.

3 Nominare altri 11 blogger e chiedere loro altre 11 nuove domande.

4 Informare i candidati su di esso commentando uno dei loro post.

5 Elencare le regole e mostrare il logo del premio blogger del sole sul proprio sito o sul proprio post.

Le domande di Nemo&Nancy, alle quali rispondo:

1- Cosa ti ha spinto ad aprire un blog?

La voglia di mettermi in gioco, di sperimentare sempre cose nuove, di vedere cosa fossi in grado di fare con la scrittura, la possibilità di condividere con gli altri i miei pensieri, e siccome a volte faccio fatica ad esprime quello che ho dentro, ho pensato tra me e i miei due neuroni, proviamo con la scrittura che magari funziona! Ecco più o meno questi sono i motivi principali che mi hanno spinto ad aprire La mia visione della Vita.

2- Sei soddisfatto della tua vita fino ad oggi?

Domanda interessante, a cui non so dare una risposta precisa, sono una persona che cerca di stare il più possibile nel “momento”, quello che ho fatto fino ad ora mi ha portato ad essere il quasi uomo che vorrei, sicuramente il mio passato è stato abbastanza soddisfacente, cambierei un paio di scelte che ho fatto, di cui una ha inciso parecchio nella mia vita per un po’ di tempo, quindi se devo dare una risposta direi, Si Può Fare di Più.

3- Qual’è stato il momento che fino ad oggi ti rappresenta di più?

Qui diventa difficile trovarne uno, ce ne sono davvero tanti! Il primo che mi viene in mente è di quella volta che ho rifiutato una proposta di lavoro molto importante, ma che mi avrebbe snaturato come persona, è successo circa 15 anni fa, e nonostante la grande fatica che sto facendo in questi ultimi anni a livello economico, rifarei quella scelta senza esitare.

4- Quale canzone ti descrive di più?

Senza ombra di dubbio la bellissima Come as you are dei Nirvana, una canzone che mi fa ribollire il sangue ogni volta che l’ascolto.

5- Se fossi una poesia quale saresti?

Questa di Dylan Thomas, semplicemente perché mi piace 😀

Questo lato della verità (a Llewelyn)

Questo lato della verità,
Non puoi vederlo, figlio mio,
Re dei tuoi occhi azzurri nel paese
Dell’accecante gioventù,
Che ogni cosa è annientata,
Sotto i cieli noncuranti,
D’innocenza e di colpa
Prima che tu ti accinga
A un gesto del cuore o della mente,
Esso è colto e disperso
Nel buio turbinante
Come la polvere dei morti.

Bene e male, i due modi
Di trascinare in giro la tua morte
Sul mare maciullante,
Re del tuo cuore nei tuoi ciechi giorni,
Dileguano come respiro,
Gridando vanno attraverso me e te
E l’anima d’ogni uomo
Nell’innocente buio
E nel buio colpevole, la buona
E la cattiva morte, e poi
Nell’ultimo elemento
Volano come il sangue delle stelle,

Come le lacrime del sole,
Come il seme della luna, rottami
E fiamme, l’enfatico discorso
Del cielo, o re dei tuoi sei anni.
E il desiderio colpevole,
Fin dal principio delle piante
Degli animali e degli uccelli,
Acqua e luce, terra e cielo,
È decretato prima che ti muova,
E ogni tuo atto o parola,
Ogni verità, ogni menzogna,
Muoiono nell’amore che non giudica.

6- Hai mai creato un piatto alla vista buono ma dal sapore dubbio?

Per fortuna no! Io sono quello dei mappazzoni ma dal buon sapore.

7- Sperimenti spesso nella vita o sei tradizionalista?

Ogni volta che posso sperimento, qualunque sia la situazione, però quando serve so essere tradizionalista, anche se proprio non fa per me.

8- Dolce, salato o entrambi?

Salato! Datemi una pizza, una focaccia, un piatto di pasta o gnocchi o qualcosa di salato e sono l’essere più felice del mondo.

9- Quale dolce riesce a mandarti in estasi?

Non riesco a trovarne uno, i dolci non mi ispirano, ecco forse il tiramisù può essere un’eccezione, l’unico dolce che riesco a mangiare.

10- Serata fra amici, frigo semi vuoto, cosa ti inventi?

La pizzeria più vicina va bene come invenzione??? 😀

11- Come ti vedi fra 1 anno?

Più vicino di ora a raggiungere quell’uomo che voglio essere, un po’ più maturo di adesso e con una consapevolezza di me stesso più ampia di quella di oggi.

Grazie mille Nemo&Nancy! Un grande abbraccio!! Mi sono divertito, in genere non mi piacciono gli Awards ma questo mi è proprio piaciuto!!!

Invito chiunque volesse partecipare riproponendo le stesse domande alle quali ho risposto io.

Saimon.

S: “Ecco vedi è successo di nuovo!”

G: “Cosa è successo?”

S: “Ma guarda non saprei nemmeno da che parte iniziare”

G: “Vabbè dai inizia da dove vuoi, basta che ti spieghi, perché mi hai incuriosito”

S: “Ok, allora questa mattina ero a casa, mi sono preso mezza giornata di libero, decido di uscire, fare due passi, mi preparo per bene ed esco

Arrivo in centro, c’è del gran movimento, la bella giornata di sole aiuta sai, ci sono anche delle bancarelle, ma non ci faccio caso più di tanto

Passo le bancarelle, giro a sinistra e cammino, sono sicuro di me, mani in tasca, musica sparata nelle orecchie dagli auricolari e sguardo perso nel vuoto (tanto non lo nota nessuno, ho gli occhiali da sole)

Arrivo all’altezza del lungolago e mi fermo ad ammirare il paesaggio, vedo una panchina vuota e mi ci siedo

Ed è lì che mi perdo, è lì che mi sale la malinconia, guardo il lago, l’acqua che dolcemente sbatte contro la banchina, le montagne e il cielo azzurro

Succede tutte le volte! E dopo questo spettacolo, chi ci riesce a tornare a casa, mangiare e ritornare alla routine di tutti i giorni?”

G: “Eh ti comprendo benissimo sai, mi succede la stessa cosa quando vado per boschi, quando mi immergo nella natura, non vorrei più riemergere da lì!”

S: “Ecco sono contento che c’è qualcuno che mi comprende, io la chiamo, stare in pace con se stessi e tutto il mondo circostante”

G: “Si esatto, è proprio così che si dice amico mio, anzi sai che ti dico? Mi hai fatto venire voglio di una bella camminata nei boschi

Vado a stare in pace con me stesso e con tutto il mondo

A presto S.”

C’è un ricordo della mia memoria, che ogni tanto fa capolino, di quando ero giovane, ma giovane per davvero spensieratezza era il mio secondo nome, vivevo intensamente ogni secondo della mia giornata senza chiedermi il perché di questo o il perché di quello

Passavo le mie mattinate in quella che dalla mie parti si chiamava la scuola della vita, si imparava, o forse si ricordava, quello che era il nostro “talento speciale”, quello che ci rende unici, con l’aiuto degli anziani del posto che sapevano come fare emergere questo “talento”, era come imparare un gioco nuovo, e lo si faceva con una leggerezza ed una naturalezza che non ti pesava per niente, con la particolarità che poi quel gioco sarebbe stato il tuo “punto alto” come lo chiamavano loro

La pausa pranzo era un momento di grande condivisione tra noi ragazzi, tutti seduti in cerchio sotto ad un maestoso albero di quercia nelle giornate soleggiate, nella mensa dell’auditorium (quello che si usava anche per le lezioni) quando il tempo non era dei migliori, finita la pausa pranzo ci si trovava tutti riuniti per le considerazioni finali, a cui seguivano i saluti e l’arrivederci al mattino successivo

Il pomeriggio invece, lasciavo che le mie emozioni e le mie sensazioni mi guidassero, e così capitava che rimanevo intere ore seduto sulla riva del fiume semplicemente a contemplare il cielo e a farmi cullare dal lento divenire dell’acqua, altre volte mi divertivo con i ragazzi del villaggio in qualche gioco sempre diverso ogni volta, in qualche rara occasione invece aiutavo chiunque avesse bisogno di una mano per qualche lavoro

Poi arrivava sera e tornavo a casa, lì ad attendermi c’era la mia famiglia, papà, mamma, quell’adorabile rompiscatole del mio fratellino, i miei granitici nonni, ed ovviamente il nostro amato cane, con cui mi divertivo a giocare in attesa della cena

Ad un certo punto, il nonno mi veniva a cercare e mi diceva “forse potrà interessarti che la cena è servita” ed io di corsa correvo in casa a gustarmi qualche ottima prelibatezza

Qui il ricordo si interrompe, non so perché ciclicamente ritorna, forse perché è un ricordo a cui sono affezionato, mi aiuta a non dimenticare chi sono ora e da dove provengo, quello che so è che è sempre il benvenuto, riesce sempre a farmi stare bene e questo già di per sé dovrebbe bastare.

Mi ricordo di un sogno che ho fatto tempo fa, ero seduto al bancone del bar tutto intento a consumare il mio succo alla pera, ad un certo punto dall’ingresso fa capolino un tizio, vestito di una tuta rosso fuoco, un cappellino nero, dove un cucciolo di lupo bianco dormiva beatamente, portava una barba bianca lunga fino alle costole, capelli bianchi legati da un elastico

Insomma questo strano individuo entra nel locale e si siede sullo sgabello alla mia sinistra, ordina un toast farcito, e un whiskey

Nell’attesa che arrivasse la sua ordinazione ha cominciato ad attaccare bottone, borbottava qualcosa su un carro che aveva smarrito, di una mazza da baseball che gli avevano sottratto sotto ai suoi occhi e del fatto che era piuttosto seccato dell’accaduto

L’ho ascoltato per bene fino in fondo come una brava persona, poi dopo aver bevuto l’ultimo sorso del mio succo e mentre lui si accingieva a mangiare il suo toast, ricordo di avergli chiesto se avesse una benché minima idea di chi fosse stato a rubare il carro

Passarono diversi secondi di silenzio totale, sembrava mi stesse ignorando, talmente era preso dal suo pasto, poi dopo un sorso di whiskey si decise a parlare:

“Oh ma so molto bene di chi è la colpa, di quel gran fetentone del mio fratellastro Gebedia! È stato lui ne sono sicuro, devi sapere che è da tutta la vita che mi procura questi problemi, è sempre stato geloso di me, del ruolo che ricopro e del fatto che lui non è il primogenito, anzi è anche figlio acquisito, ma lui vorrebbe comandare!

Che gran sciocco che è!

Voglio farti una proposta, che ne dici se mi dai una mano a recuperare ciò che è mio? C’è una bella ricompensa per te se mi aiuti, sono uno importante, uno che ha il potere di decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato

E se le mie fonti sono corrette, non te la stai passando bene ultimamente, anzi direi che sei in uno di quei periodi bui che ahimè capitano ogni tanto nella vita, senza una straccio di lavoro, con il dentista da pagare, per non parlare del mutuo della macchina, che tu hai adibito a casa, visto che non hai nemmeno quella, allora che ne dici, mi dai una mano?”

Rimasi per un attimo interdetto, come faceva a sapere tutte quelle cose su di me? Fu allora che tutto divenne più chiaro, stavo guardando questo strano individuo già da un po’, ma solo ora stavo realizzando che davanti a me c’era Dio!

L’aspetto mi aveva tratto in inganno, con il cappello in testa e i capelli legati non l’avevo riconosciuto, ma era propio lui, il Boss, il capo supremo si insomma avete capito!

E come se mi avesse sentito ecco che Dio si tolse il cappello, si slegò i capelli e si rivelò in tutta la sua magnificenza, poi disse:

“Allora ragazzo cosa hai deciso, non ho tutto il giorno, mi aiuti oppure no? Coraggio ti sto dando una grande occasione per mettere di nuovo sulla giusta via la tua vita”

Lo guardai un attimo, alzai il sopracciglio destro, presi il suo bicchiere di whiskey e buttai giù nello stomaco il contenuto, poi fissando con grande determinazione il suo sguardo dissi:

“Ci sto! Andiamo a dare una bella lezione a Gebedia e recuperiamo la refurtiva!”

Sul bel faccione di Dio si stampò un enorme sorriso, mise le mani sui fianchi e con un cenno di assenso concluse dicendo:

“Ben fatto, ottima scelta figliolo, andiamo a rimettere in piedi la tua vita e soprattutto a dare una bella lezione al mio fratellastro”

Uscimmo dal locale, prima Dio e poi io, chiusi la porta con una veemenza tale che mi svegliai dal sogno, rimasi un attimo a guardare il soffitto ancora un po’ intontito, poi mi alzai ed andai a lavorare

Per un po’ la mia quotidianità continuò come sempre, senza che successe niente di rilevante

Però circa due mesi dopo, mi ritrovai in una situazione un po’ particolare ed avevo bisogno d’aiuto, dal nulla è sbucato una persona che non vedevo da anni, a cui avevo prestato dei soldi, mi aveva cercato per saldare il suo debito (io l’avevo persino scordato)

Ebbene era la cifra esatta che mi serviva per sistemare il problema di cui parlavo prima!

Quindi mi piace pensare, che ho davvero aiutato Dio a risolvere il suo problema e lui in cambio ha aiutato me, che ne dite può essere che sia andata così?

Io credo di sì.

Quante parole.

Quante emozioni.

Quanti pensieri affollano la mente.

Pace. Tutto ciò che cerco è questo

La cerco ovunque. In ogni angolo. In ogni luogo. In ogni respiro. In ogni battito di cuore. In ogni battito di ciglia. Disteso sul letto di casa, mentre osservo il soffitto bianco. Cerco la Pace.

E lei è lì, davanti a me, gioca con me, fa la preziosa, si atteggia un po’ perché in fondo lei sa che.

È quello che voglio.

Allora allungo la mano, ma lei si allontana. Beffarda, anche un po’ stronza fugge da me.

Allora penso che la Pace è come una bella donna che voglio conquistare, ma non una donna qualunque, oh certo che no!

Lei è semplicemente tutto ciò che voglio. E lo sa, eccome se lo sa!

Come fare a conquistarla? C’è una pozione magica? Esiste un metodo, un sistema?

No, credo proprio di no, perché la Pace siamo noi, quando ci permettiamo di accettare ciò che siamo, quando accettiamo di amarci incondizionatamente, senza giudicarci, senza pretendere nulla da noi.

È quell’attimo in cui realizzi, che nulla di tutto ciò che hai fatto, nulla di tutto quello che sei ha più valore, non esiste denaro sufficiente per quantificarlo.

Ecco quando arrivi a realizzare ciò, allora non ci sarà più bisogno di niente, la ricerca sarà terminata, e sarà in quel preciso istante che la Pace verrà verso di te, e si rivelerà per ciò che è.

Ed un sorriso farà capolino sul viso, perché comprenderai che la Pace non esiste, si è così!

È solo un’idea, un concetto, niente di più, perché stavi inseguendo un qualcosa che è sempre stato davanti a te, dentro di te!

Guardati allo specchio ed osserva la Pace, assomiglia a te vero?

Certo che è così, perché tu sei Pace, hai solo bisogno di RI-connetterti con te, con la tua anima, e il tuo spirito. Nel profondo rispetto della Pace che tu sei!

Il tempo dei saluti è arrivato, abbiamo mangiato, abbiamo parlato, abbiamo cercato una comunione d’intenti su alcuni argomenti, ma ovviamente, viste le divergenze su tutto, l’accordo non c’è stato, ci siamo alzati dal tavolo, siamo usciti dal locale, poi ognuno è andato per la sua strada, con la solenne promessa di rivederci per un’ultima volta per decretare chi fosse il migliore

Così è stato decretato in quella sera di luna piena, siamo andati a dormire con i cuori che battevano così forte nel petto da farci male, poi il mattino seguente subito dopo l’alba ecco che i primi combattimenti hanno avuto inizio

Non si capiva niente di quello che stava succedendo sul campo di battaglia, tutti contro tutti, eserciti contro eserciti, che si dovevano difendere da altri eserciti che sbucavano dal nulla, spade contro spade, asce contro asce, frecce contro frecce, cavalieri contro cavalieri, ma soprattutto fratelli contro fratelli, amici contro amici, l’assurdità della guerra era servita in tutta la sua violenza, in una campo di battaglia, che celebrava la morte dell’uomo

Sangue, carcasse putrefatte di uomini e animali, un tanfo così nausebondo che lo si poteva sentire a chilometri di distanza, cosa rimaneva della vita alla fine delle ostilità?

Rimaneva l’insopportabile ribrezzo per la stupidità dell’uomo, rimanevano cadaveri da bruciare per evitare il nascere di qualche pestilenza che avrebbe causato un altro tipo di morte

Orrore, orribile, indescrivibile orrore è la guerra generata da uomini il cui orgoglio è così gonfio e tronfio da accecare la vista, da non permettere di vedere oltre il proprio ego, che offusca il pensiero, che annulla il cuore, che porta solo un immenso dolore

Quella sera da quel tavolo si sono alzati degli uomini che avevano decretato il proprio destino, erano già morti ma ancora non lo sapevano, non se ne rendevano conto, tanta era la voglia di dimostrare quanto fosse grande il loro potere

Eccolo qui il vostro potere, che genera morte, che fa uccidere tra di loro uomini che fino alla sera prima si dichiaravano fratelli o amici, questa è la vera follia del genere umano, questa è la malattia che affligge questo mondo

Il pensare di essere migliore di tutti, di essere superiore a tutti e l’unico modo per dimostrarlo è tramite la violenza della guerra

Ora però lasciatemi in pace, sono qui sdraiato per terra, non sento più il dolore, sono stato colpito a morte, non ricordo neanche come sia successo, mi ritrovo qui in mezzo a tutta questa morte, a tutto questo dolore, cadaveri, gente agonizzante che come me sta esalando l’ultimo respiro, ecco sì ora finalmente comprendo a cosa è servito tutto questo…..

…. Non è servito proprio a nulla.

Una melodia esce da questo grammofono

Ormai vecchio e consumato

Riesce ancora a stupire

Con il suo suono regale

L’orecchio di un uomo

Molto stanco e quasi appassito

Sordo è il mio udito

Troppe cose ho sentito

Troppe cose mi hanno turbato

Arrivato ad un certo punto

Ho detto basta non voglio più ascoltare

Eppure una speranza ancora c’è

Ed è la musica celestiale

Che esce da questo malconcio grammofono

Forse ho compreso quale è la connessione

In fondo io e te siamo uguali

Siamo entrambi da rottamare

Suoniamo lo stesso spartito

Ci intendiamo a meraviglia

Allora che ne pensi amico mio

Per un ultima volta ancora

Ti va di suonare

La nostra musica migliore.