Se penso a quando ero piccolo, il primo ricordo che arriva riguarda mio nonno, nel suo orto a lavorare la terra, era un uomo di poche parole, un po’ burbero, aveva fatto la guerra e sapeva un po’ di cose sulla vita, per me lui era un esempio, tutto d’un pezzo, mi piaceva stare li vicino a giocare con la palla o a correre nel piccolo prato adiacente all’orto, ero al sicuro, sapevo che niente mi sarebbe mai successo, perché li a pochi metri da me c’era il mio angelo custode

Ci sarebbero tanti aneddoti tanti ricordi legati a noi due, ma a dire il vero sono geloso di quei momenti e me li tengo per me, quello che voglio condividere è l’amore incondizionato che provavo per il nonno e che lui provava per me, mai una parola fuori posto, mai esagerato nelle sue reazioni dopo una mia marachella, il fatto è che potevo combinare tutti i casini del mondo o fare una grande cazzata, tanto ero sicuro che lui mi avrebbe sempre accolto a braccia aperte, senza giudicare

Quanto mi manca quel bambino, che si divertiva a scorrazzare nel prato e quanto manca il “mio” nonno a quel a bambino.

Alle volte capita che ti ritrovi in una selva oscura, che più oscura non si può, sei dentro, sei in trappola e non sai cosa fare, immobile, tremante e con gli occhi sgranati che ululano terrore, cerchi disperatamente una via di fuga, ma semplicemente non c’è, buio pesto, aria rarefatta che non sembra reale, le orecchie sono in ascolto, ma percepiscono soltanto paura e terrore, un odore nauseabondo risale dalla viscere del tuo essere, ed attira a sé le creature delle notte, che non aspettano altro che banchettare con il tuo corpo, sei disperato, ti metti in ginocchio, appoggi le mani per terra, sei arrivato al capolinea, senti che è la fine, ti arrendi, lasci il tuo esamine corpo in balia delle tenebre e delle creature al suo servizio, lacerano, mordono, si azzuffano su di te, ma incredibilmente non senti dolore, come è possibile??

Come posso essere cosciente del dolore di questo angosciante momento e non sentire nulla!!

Mi ci vuole un attimo per capire che la mia anima è già lontana dal corpo, così assisto inerme al banchetto della creature delle notte sui resti di quello che fino a poco fa era il mio tempio, la mia casa

Ricordo quell’istante in cui mi sono perso in quella selva oscura, era come un richiamo a cui non potevo sottrarmi, così in maniera molto stupida, mi sono addentrato in quella oscurità, ah che grave errore!!

Eppure era l’unica soluzione, era l’unica via percorribile, non avevo altra scelta, come no!! me le canto e me le suono da solo, sono solo scuse quelle che blatero!!

Avevo un’altra scelta, ma l’ho rifiutata, le ho voltato le spalle, perché non mi ritenevo all’altezza, non mi sentivo adeguato, ecco la verità!

Però ho una consapevolezza che prima non avevo, ora so che posso tornare, in un nuovo corpo, con una nuova vita, posso riscattarmi, solo che c’è un problema con questa cosa della reincarnazione, a quanto pare quando decidi di affrontare una nuova avventura, la tua anima dimentica tutto!!

Ma che razza di presa in giro è questa!! come posso migliorare, fare in modo di non commettere gli stessi errori, se non ho memoria di averli commessi??

Ma che fregatura è la reincarnazione?? sembra più simile ad una prigione, da cui non c’è via d’uscita

Che sia questo il significato dell’infinito??

Niente può essere rigenerante come una fresca giornata di fine dicembre, dove il sole del mattino fa capolino dietro le imponenti montagne innevate, e mentre cammini in cerca di un bar aperto dove poter gustare un buon caffè, ecco che torna alla mente quel sapore infinito di vita, un rigurgito di sana energia, una scossa che ha il suo inizio da un punto non ben definito vicino allo stomaco, e si espande in tutto il corpo fino ad arrivare in cima, e senti la scossa che bussa insistentemente per uscire fuori da te, ed anche senza il tuo permesso, lei esce e si trasforma in filamenti di luce che ti abbagliano la vista, ma non è la paura quello che percepisci, oh no!

È adrenalina allo stato puro, così intenso, così reale che muovi le mani perché la vuoi toccare, è eccitante, è come quando ti perdi in un luogo fuori dal tempo, in uno spazio sconosciuto, ma tu sai dentro di te che non è pericoloso

E allora ti lasci guidare da quella sensazione, la segui perché sei curioso, vuoi vedere dove ti porta

E così in una fresca mattina di dicembre, subito dopo essere uscito di casa, ecco che torna alla mente quel momento in cui ti senti parte integrante di tutto ciò che è

E tu sei un’emozione, una sensazione, una scossa che ti fa sentire la persona più importante della tua vita.

Ho visto una lacrima disperata, perché era caduta troppo lontana da casa venir raccolta da madre natura, accudita con tutto l’amore che solo chi conosce bene il segreto della vita può dare. Ho visto le sue ferite rimarginate in un caldo abbraccio, un abbraccio che solo una madre può donare. Ho visto la lacrima sorridere ed arrossire al cospetto dell’immenso amore di madre natura. Ho visto tutto questo e mi sono emozionato come un bambino il giorno di natale, in attesa di scoprire quanto può essere grande l’amore genuino di due genitori. E allora incuriosito ho chiesto alla lacrima di diventare mio amico, perché non esiste gioia più grande dell’affetto sincero di chi vede il mondo con l’innocenza perduta dei suoi anni, anche se sono gli anni di un uomo oramai maturo, che sperimenta un emozione unica e sincera, e senza. Ho visto la lacrima ricambiare quel sentimento e raccontarmi di quando lui era solo e disperato. Ma di come nel momento più buio sulla sua strada ha incontrato madre natura. Che lo ha curato con un amore che non aveva mai visto prima di allora. Ed ora che era guarito voleva condividere la sua esperienza con chiunque ne avesse necessità. E allora io e la lacrima facemmo un patto, visto che avevamo entrambi la stessa visione della vita, avremmo aiutato tutte le persone che volevano guarire, a condizione che fossero loro a venire da noi. Fu così che ebbe inizio la nostra collaborazione, in nome di un bene comune. Nel nome di Madre Natura.

Pesante è il cammino. I piedi arrancano. La schiena duole per i fardelli da portare. Perché continuare a foraggiare un passato che rallenta il mio incedere? La testa è una polveriera. Disordini sono all’ordine del giorno. È stancante, le forze che devo mettere in campo per contrastare questo enorme problema, non sono sufficienti. In tutto questo frastuono di rumori assordanti, faccio fatica a trovare un equilibrio.

“Basta!!! Ma cosa stai combinando??? Ehi tu guarda verso di me, mi riconosci?? Sono la tua Anima, e sì è tutta responsabilità mia, quello che stai passando in questo momento, è sai perché? Ci sono delle situazioni che ti trascini da troppo tempo, e con il passare dei giorni, dei mesi o forse anni, sono diventate delle zavorre, e siccome non sei in grado di affrontarle tutte da solo, eccomi in tuo aiuto, e quale metodo migliore di questo per farti comprendere appieno quello che sta accadendo?

Ora sai che facciamo? Ci mettiamo uno di fronte all’altro, ed analizziamo singolarmente tutti quei pesi che ti stanno logorando, che ne dici, a me sembra un ottima idea, vedrai che una volta che avremo terminato starai molto meglio.”

E così qualche tramonto più tardi, ecco che un bel giorno arriva l’alba di un nuovo inizio.

E leggero come una piuma, dopo tempo immemore, mi ritrovo finalmente in pace con me stesso, il cuore pulsante di una gioia che avevo quasi dimenticato, il mio corpo rinato come dopo un rilassante massaggio, che ha sciolto i nodi che lo tenevano in ostaggio, la mente libera di elaborare nuove ed eccitanti idee, e i miei occhi che infine riconoscono la maestosa bellezza dell’aurora.

E sento in lontananza un richiamo che un tempo mi era familiare, è lei che mi chiama, la mia unica ed inconfondibile Anima, che dolce e rassicurante è il suo abbraccio, lo conosco fin troppo bene.

Che bella sensazione e che gran emozione è tutto questo, ha il profumo senza eguali di una ritrovata serenità, ora che finalmente ho detto addio alle zavorre che mi opprimevano.

Glythe ay Murnay.

Quando i fuochi saranno accesi, e le campane inizieranno a suonare, sarà il momento di andare. Senza esitare e senza battere ciglio, con il piglio di chi ha la consapevolezza che il grande giorno si è finalmente manifestato. E dalle rigogliose montagne innevate che sono le sentinelle silenziose che avvisano dell’imminente partenza. Fa capolino l’aurora del destino di un uomo che infine accetta il suo cammino. E mentre egli passa lungo il viale alberato, la folla da entrambi i lati acclama il suo nome. Il suo incedere è sicuro ora che il sentiero è tracciato, il suo sentimento di audace espolaratore è pronto a varcare la soglia. Arrivato davanti al cancello principale, egli si ferma e si volta verso il suo amato popolo. In quell’istante si sente padrone del suo mondo, in perfetto equilibrio con il tutto circostante. Subito dopo aver rivolto un inchino ed un ultimo saluto alla sua amata gente, ordina che il cancello sia aperto. Ed appena oltre le mura ecco che un sussulto agitata il suo cuore. Ma non è paura o timore quella strana sensazione. Ma la piena accettazione che la sua ardua missione ha inizio. E con un sorriso sornione di chi sa che lo attendono innumerevoli sfide, ma con la sicurezza di poterle superare brillantemente. Inizia il viaggio del coraggioso viandante in cerca della sua leggenda personale.

Spavento e Terrore sono nati gemelli, in una notte di tempesta

Fin da piccoli erano la disperazione del padre agricoltore

La madre povera donna, è morta di dolore

Avevano un fratello che credevano fosse il loro zimbello

Ma purtroppo per loro non riuscirono mai nel loro intento

Di terrorizzare il più scaltro fratello

Ci hanno provato in tutti i modi leciti e soprattutto illeciti

Ma tutte le volte sul più bello, ecco che l’intuito dell’odiato fratello gli tendeva un tranello

Non si arrendevano facilmente, ma ogni volta venivano rimandati al mittente

Alla fine disperato il padre agricoltore li ha cacciati via di casa

Fu un gran pandemonio, accuse, offese e minacce, condito da una promessa di vendetta

Se ne andarono in primavera, con le pive nel sacco

Da allora non si hanno più notizie dei gemelli scellerati

Solo ogni tanto quando viene buio, si sentono strani rumori

Come se qualcosa o qualcuno si nascondesse nell’oscurità

Forse sono loro, i gemelli iracondi, li nell’ombra aspettano il momento più opportuno, per la loro vendetta

Fate attenzione se uscite di notte, potreste trovarvi in una situazione di Spavento e Terrore.

Oggi guardavo il cielo azzurro di questo strano venerdì di dicembre, e dal nulla sei sbucato fuori tu, sai come quando giocavamo a nascondino?

Io ti cercavo e tu all’improvviso saltavi fuori da dietro un albero, e poi erano sempre delle grandi corse in mezzo a quel verde prato, con il vento in poppa che ci faceva sembrare più leggeri, abbiamo passato interminabili pomeriggi a giocare io e te, già abbiamo passato

Poi un giorno te ne sei andato, è stato un trauma, un colpo basso, e così mi sono ritrovato a cercarti dietro ogni albero, ma quello che trovavo era il nulla, e invece di correre nel prato, camminavo lentamente e mi guardavo in giro perché in cuor mio speravo di vederti sbucare fuori dal nulla, ma ahimè non è successo

Sono trascorsi lunghi anni, sono cresciuto, ho vissuto per un po’ e mi sono fatto le mie esperienze, ma la sensazione che mancasse qualcosa nella mia vita, era sempre li, indelebile, e non se ne andava via, neanche dopo un bel bagno caldo….

Addirittura mi è sembrato di vederti sbucare fuori da un albero il giorno del mio matrimonio, ma poi ho realizzato che era solo un’illusione, e io che pensavo che saresti venuto e avremmo festeggiato insieme, ma così non è stato

Ma oggi guardando l’azzurro del cielo ti ho visto sai, e sono sicuro che eri tu! Sai da cosa l’ho capito? Perché un brivido mi ha attraversato tutta la schiena e un sorriso ebete e un po’ sornione è apparso sul mio volto

E queste sono le stesse sensazioni che avevo quando tu sbucavi fuori da un albero, caro amico mio

Quindi sai cosa ti dico?

Ti va di fare una corsa? C’è un prato verde vicino a casa mia, vediamo quanto sei veloce.

Si chiude, è arrivata l’ora di pulire il locale, sistemare tavoli e sedie, spegnere le luci, uscire fuori chiudere la porta ed abbassare la saracinesca, per oggi può andare bene così, c’è stato tanto movimento, chiacchiere spesso sincere, poche urla e questo è un sollievo, non amo gli urlatori, preferisco chi parla con pacatezza, apprezzo chi cerca il mio sguardo con i suoi occhi, è così umano questo gesto, ed ogni volta che succede, sento una piccola impercettibile vibrazione di piacere lungo la schiena

Cammino verso casa, alla mia destra mi fa compagnia il fiume, sembra quasi non voglia disturbarmi, è calmo non fa rumore, scorre si lascia andare, io mi lascio andare con lui, è terapeutico, sciolgo i nodi del mio corpo intrecciati di stress, il mio collo si rilassa, le mie gambe anche se stanche sono più leggere

È tardi, in giro solo io e questa città, con i suoi vicoli stretti, che conosco a memoria, in effetti potrei chiudere gli occhi e camminare fino a casa senza il minimo problema, arrivo verso la piazza principale, le luci accese le donano un non so che di regalità, la attraverso passandoci in mezzo, come in un rito che si rinnova tutte le sere

Ancora cinque minuti e sono a casa, appena lasciata la piazza svolto subito a sinistra, poi ancora a sinistra, infine prendo la stradina a destra, salgo la piccola scalinata, al ventiseiesimo scalino mi fermo, mi giro verso sinistra, prendo le chiavi dalla tasca ed apro la porta

Accendo la luce, mi tolgo giacca e le scarpe, la casa è silenziosa, ci sono solo io, faccio un sospiro e vado in bagno, mi spoglio e mi infilo sotto la doccia, l’acqua è fredda, poi piano piano diventa sempre più calda, ecco così va meglio, rimango lì per un po’, mi purifico dalla giornata è una sensazione bellissima

Indosso il mio pigiama e mi infilo sotto le coperte, mi guardo in giro, osservo la stanza, mi devo decidere a dare una svecchiata ai muri, sì ci vorrebbe proprio una bella rinfrescata, uno di questi giorni lo farò, me lo dico da mesi, vabbè è ora di dormire, spengo la luce, mi rintano sotto le coperte e in un attimo il sonno mi viene a prendere

Sogno di un posto lontano vicino alle montagne, c’è una vista mozzafiato, soffia un po’ di vento, non sono solo, c’è lei, la riconosco, bellissima, con quel suo portamento che mi lascia sempre a bocca aperta, si avvicina a me e mi accarezza il volto, ci abbracciamo e rimaniamo lì in quello stato, in un posto meraviglioso che esiste fuori dal tempo, lontano dalle regole dello spazio

Sogno di quel giorno che mi ricongiungerò con lei e allora saremo solo noi due, lì in quel luogo magico, solo noi e il nostro amore eterno.

Quanti anni sono, quanti migliaia di anni sono, o forse sono milioni??

È così importante? Sì lo è!

Quanti sono i giorni che ho vissuto coscientemente la mia vita, il mio corpo, la mia anima?

Oh sì, ora ricordo …

Il vento pungente che accarezzava il mio viso non era tenero con me, voleva dirmi qualcosa …

Risvegliarmi dal torpore, ricordarmi che avevo un corpo, un cuore pulsante ed una mente attiva, un’anima che, volente o nolente, era stata catapultata al suo interno e che ora esigeva attenzione

Il vento solleticava i miei occhi, indicava loro dove posare lo sguardo, per ammirare, per scrutare, percepire quello che il cuore aveva già riconosciuto …

La realtà di questo mondo, così diversa dal posto da cui provengo, eppure così intrigante da attirare la mia attenzione

Questo mondo è reale? Forse lo è, forse è tutta colpa di questa fastidiosa densità che preme su di me, forse è il motivo per cui questo luogo mi sembra così vero

È la materia, tutta intorno a me, non è gradevole, eppure so che se sono qui è per uno scopo ben preciso

Quale è? Non ricordo

Ho una sensazione, la devo seguire? Dove mi porterà?

Non lo so, lo scoprirò

Ok va bene, ora sono in questo corpo, in questo luogo, vediamo quanto è profonda la tana del bianconiglio.