Il tarlo del barista

Il Più è fatto, disse il barista rivolgendosi alla cameriera, è fuori come un balcone e da lì biascica frasi senza senso

Il Meno invece è afflitto da un dubbio amletico tipo, “essere o non essere questo è il problema”, perdinci chissà come finirà

Il Per è così perso nel continuum moltiplicare che ce lo siamo giocato eoni fà

Il Diviso è lì tutto puccioso e carino nella sua infruttuosa ricerca della divisione perfetta…

E quindi ora chi paga il conto??

Il barista con lo sguardo truce e pensieroso (ma davvero?) si interroga su come sbrogliare l’intricata matassa che ha tra le mani, ma niente il vuoto cosmico rimbomba ferocemente nella sua testa

Ma proprio quando tutto sembra perduto, ecco che un tipo un po’ anonimo si avvicina al bancone, si presenta come il ragioner “Arturobaldo Cantimessa e poi muori, principe sovrano dei R.U.I. [ragionieri uniti indipendenti]”

Il barista preso alla sprovvista comincia ad inveire frasi sconnesse del tipo, “tu levati di tonno, ops volevo dire di torno, che non è whiskey stasera! a meno che vuoi pagare il conto di quei quattro elementi andati a male, ribadisco che ti devi levare dalla mia vista offuscata, limpido il concetto?“

Ma il buon Arturobaldo è cosi abituato ad essere trattato a pesci {per di più maleodoranti} in faccia, che lo sfogo del barista non lo sfiora minimamente, con un gesto fulminio estrae dal suo doppio petto [che a dirla tutta è così concio da sembrare più un petto e basta] il portafoglio d’ordinanza (ebbene si amici miei, esiste!)

285 euro e 50 centesimi più tardi la situazione all’interno del bar è finalmente tornata alla normalità o quasi, sì perché è vero che il buon Arturobaldo ha messo fine con il suo eroico gesto, ad una situazione che stava per diventare esplosiva, ma rimane ancora l’annoso problema, cosa fare con i quattro scellerati avventori?

“Nessun problema ci penso io” disse il ragioner Arturobaldo

“È colpa mia se si è scatenata questa assurda e sgradevole situazione, deve sapere caro il mio amico barista, che è stata una mia idea quella di dare la serata libera a Più, Meno, Per e Diviso, li ho visti molto stressati ultimamente, così gli ho detto, uscite fuori e andate a divertirvi un po’, ma dovevo immaginare che non erano abituati a questo tipo di vizi e che si sarebbero fatti prendere la mano, appena ho realizzato quello che avevano fatto, li ho cercati ovunque, ero disperato perché non riuscivo a trovarli, poi quasi per caso sono entrato qui nel suo accogliente bar (piccola lisciatina del ragionere, in quanto il bar era conciato come e anche di più del peggior bar di Caracas)”

Poi estrasse dal suo doppiopetto [o per meglio dire, da quello che ne restava] una calcolatrice a cui mancavano 4 tasti, con grande delicatezza e con una sensibilità da libro cuore, rimise al proprio posto i suoi amati tasti-amici, per finire ripose la calcolatrice nel taschino interno del doppiopetto

Si congedò dal barista con la promessa che non sarebbe mai più successo un’errore di questa portata, si voltò ed uscì dal locale e come un’ombra silenziosa si dileguò nella notte buia

Il barista scosse ripetutamente la testa, chiamò a sé la cameriera e con un gesto da nobiluomo la invitò a darsi una mossa con le pulizie, che era tardi ed era stanco, aveva anche un gran mal di testa e voleva chiuderla il prima possibile questa serata così stramba

Però gli era rimasto un tarlo in quella zucca vuota che chiamava testa, ma chi diavolo era quello strano ragioniere? da quale buco puzzolente era mai uscito? ma soprattutto quanto doveva essere ubriaco se aveva servito da bere tutta la sera a dei tasti della calcolatrice??

Forse era meglio non fare finta di niente, chiudere il locale, andare a casa e cercare di dormire…. Si forse questa è la soluzione migliore.

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