Svirgola

Corre veloce verso la libertà che finalmente fa capolino nella sua vita, corre contro vento con le braccia aperte ed un sorriso ebete stampato in faccia, corre lungo la collina di un verde che la primavera ha appena rivestito, corre con la mente leggera e con il cuore che pulsa di vita, questo per il buon caro Svirgola è il momento più esaltante e sereno dell’esistenza, e se lo gode alla grande!

Svirgola ha avuto una vita particolare, fin dalla tenera età non sono mai mancante situazioni difficili, alcune al limite del surreale, come quella volta che cadde dalla sedia mentre cercava di aiutare la nonna materna a sistemare i piatti e nel cadere si ruppe contemporaneamente mandibola, spalla, gomito destro e giusto per non farsi mancare nulla il ginocchio fece un crack tremendo, e tutto questo cadendo da una sedia!

Ci vollero 8 mesi di degenza per rimettersi in piedi, ma il buon Svirgola utilizzò quel periodo per imparare ad usare la mano sinistra, fu in quel periodo che iniziò a dipingere.

Anni dopo in piena tempesta ormonale fece un incidente in bicicletta, rotolò sull’asfalto per diversi metri, si ruppe tutto il possibile, tra cui svariati denti, il naso, la mano e la spalla sinistra, si slogò la caviglia destra e ruppe il dito mignolo del piede sinistro, ci vollero quasi 9 mesi di degenza, sfruttò quel periodo a guardarsi dentro ed iniziò a sviluppare importanti capacità da sensitivo.

Anni dopo in una fredda e nevosa giornata di gennaio uscì di strada con la sua Fiat Punto, la macchina finì in un dirupo, prese un sasso sporgente con la ruota destra, la macchina fece un 360 gradi poi ricadde al suolo con le gomme ben piantate per terra, anzi è meglio dire con le gomme ben puntate nella neve, la macchina era praticamente distrutta, tutta ammaccata, l’unica parte sana era il lato del guidatore, il lato del nostro caro Svirgola che è giusto ricordarlo uscì da quel incidente senza il minimo graffio.

Fu in quell’istante che la vita di Svirgola cambiò per sempre, infatti durante la carambola rimase sempre vigile e cosciente, non perse neanche un fotogramma di quell’attimo e dentro di sé pensò e disse le seguenti parole:

“E anche se fosse adesso che male sarebbe? Se dovessi morire ora in questo momento il mondo domani sarebbe ancora qui!”

Ma non andò così! La sua vita era stata letteralmente capovolta, mentre era nell’abitacolo cambiò la percezione della realtà, di quella realtà che aveva vissuto fino a quel punto, una nuova consapevolezza si affacciava nella sua vita e per la prima volta realizzò che il passato era stato messo alle spalle.

Da quel giorno, da quel preciso istante Svirgola smise per sempre i vecchi panni per indossarne di nuovi, ed iniziò a correre come non aveva mai fatto prima.

Correre senza voltarsi indietro, correre incontro al suo fato, fino a quando il fiato lo sorreggerà Svirgola correrà e quando sarà stanco e vorrà fermarsi, potrà infine ammirare il sole che sorge da dietro la collina.

Buona corsa caro amico mio che sia la piùentusiasmante, appagante che tu abbia mai fatto!

Sei tu

Sono i battiti pieni d’amore che albergano nel tuo cuore che mi impediscono di sbottare e stare male

Sono le parole che escono dalla tua bocca come una delicata sinfonia che mi fanno impazzire e tornare come un adolescente con gli ormoni tutti spaiati

Sono quegli acceni di sorrisi che sembrano appena abbozzati, ma che in realtà sono in grado di sciogliermi come un ghiacciolo in pieno agosto

Sono le tue dita che sinuosamente porti dietro alle orecchie per spostare con estrema disinvoltura i tuoi capelli che mi fanno sospirare così a lungo da svuotare i miei polmoni

Sono i tuoi occhi che si muovono a destra e sinistra impercettibilmente, quasi a non farsi notare che risvegliano dal suo torpore la mia stanca anima da orso

Sei tu, tutta tu solo tu, con il tuo corpo che è il tuo tempio sacro sei una visione così bella e semplice da farmi innamorare di nuovo della vita.

Trascendente

Sono giorni di lontananza dalla caotica e virtuosa realtà in cui ho deciso di vivere questa esperienza da essere umano, sono ore così piene di me che se io fossi una vasca da bagno a questo punto l’acqua sarebbe uscita già da un po’, sono incessanti minuti di vita scandita dai passi che ad uno ad uno si manifestano con una precisione svizzera da fare impallidire il più preciso degli orologi, eppure… Eppure sento la mia essenza che di certo calma non è, come è possibile? Ero sicuro di essere riuscito a staccare da tutto, ma evidentemente mi sbagliavo, errore mio lo ammetto!

È che tutto ad un tratto, così di punto in bianco una macchia nera se ne è venuta fuori da un angolo di me, è sempre lei, la riconosco come la parte più irrequieta ma sincera della mia essenza, lei arriva quando la noia nella mia vita è ai massimi livelli, senza essere invitata si presenta al bancone del bar, si siede di fianco a me, poi inizia a parlarmi:

“Ehi amico come te la passi? Quanto tempo è passato vero? Ti posso offrire da bere in memoria dei vecchi tempi? Sì? Ehi barista portaci due spremuta d’arancia per favore amico! Grazie!”

Di solito a questo punto scrollo il capo mi metto a ridere e gli appoggio la mano destra sulla schiena, poi rimaniamo li in silenzio a fissare il vuoto cosmico davanti a noi, ci beviamo la nostra spremuta d’arancia ci giriamo io verso destra e lei verso sinistra, ci guardiamo fisso negli occhi e non abbiamo bisogno di parlare, oh no!

Le parole sono superflue in questi frangenti in cui la comunicazione tra di noi avviene ad un livello superiore, non so esattamente come chiamare questa cosa ma vi assicuro che è qualcosa di Trascendente, si ecco finalmente ho trovato il termine corretto,era da secoli che lo stavo pensando!

Terminato questo istante in cui lo spazio tempo è stato riempito da una criticità appurata di situazioni ed esperienze superiori, io e la macchia nera siamo in sintonia, a quel punto realizzo che la noia che mi attanaglia è la missiva urgente che è arrivato il momento di procedere alla ricerca di un qualcosa di più stimolante dell’esperienza vissuta fino ad ora che si può definire conclusa

Quello è il momento in cui mi alzo dal bancone del bar mi avvio verso l’uscita apro la porta e vado incontro ad un nuovo entusiasmante capitolo della mia esistenza umana.

“Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa (modo) che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri).“

Immanuel Kant

Bretella Seduta

Ubaldo Sbuffoni non è sempre stato soprannominato “Bretella Seduta”, oh no amici miei, quel soprannome è arrivato con il tempo, quando Ubaldo ha deciso di andare in pensione dopo 51 anni di duro lavoro sottopagato come giardiniere comunale.

A dire il vero nessuno conosce la vera età del caro Ubaldo, circolano varie voci in merito, c’è chi dice che c’era già al tempo del ventennio fascista e che si faceva chiamare Tarcisio, nome che ha cambiato in seguito ad una disputa con tale Benito Tagliacarta, ma non ci sono notizie certe in merito alla questione e soprattutto su quale sia stata la disputa.

Lui dice di avere 69 anni, ma le rughe sul volto e la pelle flaccida dicono che potrebbero essere molti di più.

Ubaldo è un single incallito, ed ogni volta che ce lo ricorda gli spunta un sorrisino malizioso e noi tutti lì a chiederci il perché di tale sorriso:

“Io sono innamorato del mio lavoro, è sempre stato e sempre sarà cosi, quanto mi manca, troppi ricordi!”

Tutte le volte che dice questa frase (e vi posso assicurare che lo fa spesso) una lacrima di commozione scende sul suo viso rugoso, ma d’altronde Ubaldo è conosciuto per essere un duro dal cuore tenero.

La sua passione sono le bretelle le porta da sempre, fin da piccolo erano il suo tratto distintivo le indossava sempre, non si separava mai da loro, il suo amico Basilio dice che ci andava a dormire con le bretelle e di lui ci si può fidare!

Ne ha un cassetto pieno di varie forme e di vari colori, alcune di loro sono anche impermeabili non si sa mai dice il buon Ubaldo.

Non ci sono molte notizie della sua famiglia d’origine, si sa solo che la madre era stata lasciata dal marito una sera che era uscito a comprare le sigarette, da allora del padre di Ubaldo non si ebbero più notizie.

La madre che di nome faceva Irma lo ha cresciuto da sola, qualche volta veniva aiutata da una vicina di casa di nome Brunella.

E questo è tutto quello che si sa sulla sua (presunta) famiglia, ma fate attenzione guai a porre domande ad Ubaldo, perché dopo lui si rabbuia tutto e comincia nervosamente a giocare con le sue bretelle.

A quel punto entra in scena Oleg il barista strabico, che gli porta un Montenegro corretto Bailey’s e dopo un sorso ecco che torna il sereno sul volto del nostro Ubaldo.

Ah però in tutto questo raccontare mi sono scordato di dire il perché del suo soprannome, colpa mia, mi sono fatto travolgere dagli eventi di questa appassionante storia.

Dunque era un venerdì sera di primavera c’era il pienone da Oleg, le bestemmie e l’alcool scorrevano a fiumi, il jukebox dava il peggio di sé con la musica dei Dick Dick e Gino Paoli.

Nell’ultimo tavolo in fondo a sinistra detto anche il tavolo volante, visto che non stava mai allo stesso posto, si stava giocando la finalissima del Trofeo di briscola nota anche come “La briscola della penitenza”.

Chi perdeva doveva offrire da bere ai vincitori per un anno intero!

Le coppie erano formate dai fratelli Ludovico ed Emilcare Ruotolo grandi strateghi, ma temuti soprattutto per le giocate poco pulite.

L’altra coppia era formata da Ubaldo e dall’inseparabile Basilio, soprannominato l’accigliato.

Il locale era pieno di gente che in religioso silenzio seguiva le gesta dei quattro, in una di quelle partite che sapeva di leggenda quelle da raccontare ai nipoti.

I fratelli Ruotolo vinsero la partita, ma l’artefice della loro vittoria fu il povero Ubaldo che fece una giocata scellerata e buttò al vento una vittoria che fino a quel momento non era mai stata messa in discussione.

Ubaldo non la prese bene rimase come pietrificato, le mani tra le sue bretelle, lo sguardo fisso nel vuoto, per diversi minuti non proferì parola.

Piano piano il locale si svuotò alla fine rimasero in tre, Oleg, Basilio ed il povero Ubaldo, cercarono di scuoterlo, Oleg provò con il Montenegro corretto Bailey’s ma non ci fu nessuna reazione.

Allora decisero di lasciarlo li in quella posizione, presero una coperta e lo coprirono per bene poi spensero le luci e si avviarono verso casa.

Il mattino seguente Oleg lo trovò ancora nella stessa posizione della sera prima con le mani nelle bretelle, da quel preciso momento il soprannome di Ubaldo fu “Bretella Seduta”.

Quel gradevole sapore di vaniglia

Mai e poi mai, ora o mai piu, chi bussa alla mia porta? Avrò la forza di alzarmi dal mio comodo divano, lasciare il camino acceso e quel gradevole profumo di vaniglia che aleggia nella stanza? E poi c’è questo libro che mi ha completamente assorbito, parla di un uomo che arrivato ad un punto cruciale della sua vita decide di andare in libreria

Cerca sugli scaffali qualcosa che possa attirare la sua attenzione, fino a quando il suo sguardo si posa su di una copertina dove c’è un camino acceso, un divano ed un libro appoggiato sul cuscino, il titolo del libro è “Chi bussa alla porta della mio cuore” così prende in mano il libro si dirige alla cassa e paga i 14.99 euro per l’acquisto, poi rientra a casa si siede sul divano e guardando il camino acceso inizia a leggere il libro, viene subito rapito dalla parole da una scrittura semplice ma immediata, che arriva dritta al cuore, legge e si perde letteralmente dentro la storia e senza rendersene conto passano delle ore

Fuori fa buio e dalla candela sopra il camino un odore di vaniglia impregna tutta la stanza, quest’uomo è totalmente assorbito dalla lettura del libro che ha perso la cognizione del tempo, almeno fino a quando sente bussare e come si fosse ridestato da un incantesimo decide di alzarsi e vedere chi c’è al di là della porta, una volta aperta ecco che davanti a lui c’è la cassiera della libreria in mano ha un portafoglio, l’uomo riconosce che si tratta del suo portafoglio che sbadatamente ha dimenticato in libreria, a quel punto succede una situazione imprevista, i loro occhi si incontrano sospesi a metà strada per aria, una scintilla si accende proprio lì a metà della strada immaginaria è un attimo, ma è sufficiente, si sono incontrati, nel momento e nel luogo prestabilito, ora tocca all’uomo e alla cassiera fare il passo successivo, magari bevendo un buon tè davanti ad un camino acceso, in una stanza dal gradevole sapore di vaniglia.

Spirito

Vedrai l’alba vedrai il risveglio della vita vedrai l’aurora vedrai il tramonto più bello che c’è vedrai la pioggia cadere incessantemente vedrai temporali e arcobaleni vedrai il mondo con i tuoi occhi e vorrai farne parte.

Essere un tutt’uno con queste emozioni.

Ma vedrai anche il rovescio della medaglia, fatto di dolore, di angoscia, situazioni in cui non saprai come comportarti, vedrai morte e disperazione vedrai la cattiveria, quella con la C maiuscola.

Così a volte ti sentirai impotente davanti a tutto questo a cui è davvero difficile dare un nome.

Si dice che uno spirito prima di incarnarsi possa vedere alcuni spezzoni delle esperienze che farà quando sarà in un corpo di carne e ossa.

Allora si mette comodo, in una sala cinematografica e comincia a visionare quello che si può definire il trailer della vita che sarà. E quando si ritroverà in un corpo umano vivrà dei déjàvu in memoria del trailer.

Una volta terminata la visione rimane da solo in quella sala vuota e decide se è possibile fare degli aggiustamenti.

Cambiare o modificare alcuni aspetti delle esperienze che sperimenterà una volta che si sarà incarnato.

Terminato il lavoro se ne torna a casa sua e ci dorme sopra, poi al mattino comunica la sua decisione ai piani alti e se la risposta è affermativa, decide il momento in cui avrà inizio la sua avventura.

Quell’istante è chiamato…

Il Sole a Mezzanotte

Perché quando si decide di scendere sul pianeta Terra è un avvenimento importante.

Sì, perché questo strambo pianeta è l’unico posto dove si può sperimentare a fondo una miriade di emozioni e sensazioni!

L’unico in cui si può sperimentare la materia in tuttele sue sfaccettature.

Insomma è difficile se non impossibile trovare un altro posto come la Terra.

È qualcosa di speciale e unico che ti lascia senza fiato, un po’ come vedere…

Il Sole a Mezzanotte.

Alla fine del mondo

Esterno giorno… In campo aperto…

Il Pomeriggio volge verso la sera aspetta con impazienza il momento del suo comiato, la Notte è in attesa di entrare in scena e seduta davanti allo specchio si trucca e si ammira, prende in mano lo spartito e ripassa le battute perché questa sarà una Notte speciale, due, tre colpi di tosse per schiarirsi la voce, ecco quasi ci siamo.

Nel frattempo il Pomeriggio è in fremente attesa dell’ora stabilità, in cui ci sarà il passaggio di consegne tra lui e la Notte, questa per il caro Pomeriggio sarà una sera unica, infatti ha chiesto a quella bella figliola dell’Alba un appuntamento e sorpresa sopresa lei ha detto sì!

Il Pomeriggio è talmente emozionato che non vede l’ora in cui porterà fuori a cena la sua donzella, no sul serio è cosi su di giri e con gli occhi a cuore che quasi si dimentica di guardare l’orologio! Ah l’amore!

Il nostro smemorato ha prenotato un tavolo da “Alla fine del Mondo” il miglior ristorante dell’intera galassia.

Nel frattempo la Notte che finalmente ha finito di prepararsi, si avvia al check point in cui darà il cambio al baldo giovanotto, meglio conosciuto come:

“Aitante Pomeriggio in attesa di una romantica serata, In trepidante attesa che giunga l’Alba e con essa una miriade di emozioni.”

Alle 18.00 sotto un’enorme orologio svizzero, in presenza di un tizio barbuto e piuttosto brontolone, il Pomeriggio e la Notte si danno un cinque con la mano destra che poi è il segno convenuto per il cambio della guardia.

La Notte entra in scena, controlla che tutto sia in ordine e poi accende le luci delle stelle, controlla che tutti i pianeti, tutte le costellazioni siano al loro posto e da inizio alla sfavillante serata.

Il Pomeriggio tutto di corsa si precipita a casa, e dopo una doccia veloce e due boccette di acqua di Dio, indossa il vestito per il gran appuntamento.

Un possente fischio ed ecco apparire un taxi fiammante che in un batti baleno lo porta al ristorante, dove la sua bella è già in attesa del suo arrivo.

In un abito rosso da far invidia a Jessica Rabbit (le curve sono più o meno le stesse) Alba accoglie il suo compagno con un ammaliante sorriso, lui il Pomeriggio rimane estasiato da tanta bellezza e come quel gran signore che è le bacia la mano.

I loro sguardi si incontrano a mezz’aria, sospesi in vuoto cosmico che molto presto verrà riempito da tanto Amore.

Ma prima è tempo di gustare una deliziosa cena preparata dallo chef stellato Cristus.

Poi arriverà la Notte e per i due piccioncini sarà uno di quegli appuntamenti da incorniciare.

E allora adesso lasciamoli pure da soli, lasciamo che la magia della Notte faccia il suo lavoro.

Tutti insieme a tifare per il Pomeriggio e l’Alba che sia l’inizio di una nuova ed eccitante avventura.

Shhhhhh ha inizio lo spettacolo!

Gli antichi signori del mare increspato

L’epica degli “Antichi Signori del Mare Increspato” ultima stirpe di grandi navigatori, sono stati gli esploratori dei mari più insidiosi, come Giasone e gli Argonauti, anch’essi in cerca del vello d’oro o di un qualcosa di molto simile, che appaghi la loro sete di esseri speciali, baciati in fronte da Poseidone il grande signore di tutti i mari

Sono partiti per un’ultima missione, quella di solcare gli oceani in cerca del tritone d’oro che dice la leggenda, è stato forgiato da Efesto in persona, in onore proprio di Poseidone; a quanto pare è andato perso chissà dove, nessuno lo sa, perso durante la battaglia più cruenta che ci sia mai stata, che ha messo di fronte uno all’altro due fratelli, per il controllo finale del cielo e della terra

E così in una notte di luna piena sono salpati agli ordini dell’indomito comandante dai lunghi baffi, dal coraggio di un leone e dagli occhi così profondi che ci vedi dentro il riflesso della luna. Li hanno visti salpare intonando una filastrocca, che al solo sentirla ti viene la pelle d’oca, ma per loro, i 50 avventurieri questa melodia è nota come “La sinfonia del marinaio che va incontro al suo destino”

Son passati mesi e poi anni, innumerevoli soli e limpide lune, ma degli antichi signori del mare increspato non vi era nessun segnale, fino a quando una sera, al sopraggiungere dell’imbrunire ecco che all’orizzonte spunta fuori dal nulla una barca maestosa, tutti corrono giù al porto, per accertarsi che si tratti proprio di loro a mano a mano che si avvicina al porto, la gente riconosce che sì sono loro, sono tornati e stanno cantando a squarciagola “l’inno del mare vittorioso”, questo è un gran segnale, vuol dire senza nessuna sorta di dubbio, che hanno portato a termine la missione

Eccolo il comandante, visibilmente invecchiato e con lui il suo equipaggio, molto provato, scendere dalla nave con in mano il tritone d’oro infine ritrovato; urla di gioia, fiumi di birra, grandi festeggiamenti, per la conclusione positiva della storia

Si è fatta l’impresa, si è conclusa con una sonante vittoria la storia centenaria degli “Antichi Signori del Mare Increspato”

Il comandante, stanco ed emozionato, racconta con ardore le innumerevoli prove e sfide che hanno dovuto affrontare, non è stato affatto facile, ma hanno sempre avuto il vento dalla loro parte

Poi come gran finale eccolo salire in cima alla collina, invocare a squarciagola il nome del Dio di tutti i mari, gli oceani e di molto altro ancora

“Mio signore, ecco il tuo amato tritone d’oro, ci è costato sangue e fatica, abbiamo solcato tutti i mari per ritrovarlo, vieni, vieni a prenderlo, e tuo!!”

Qualche istante dopo dagli abissi emerge una figura imponente che si presenta in tutto il splendore, Poseidone è qui, il comandante gli porge con riverenza il prezioso tesoro recuperato… in un attimo tutto è finito, Poseidone e il tritone d’oro sono spariti, inghiottiti dagli abissi, dimora del grande Dio

Da quel giorno in avanti, per gli abitanti del villaggio, come giusta ricompensa, vi è sempre stata abbondanza di pesce e di altre succulente prelibatezze, la vita da queste parti è stata ricca e abbondante, grazie ai 50 temerari avventurieri e alla benevolenza del signore dei mari

Questa è la conclusione della storia, ora saranno i menestrelli a raccontare per gli anni a venire delle epiche imprese degli “Antichi Signori del Mare Increspato“, presto correte ad ascoltare le loro parole, che siano in grado di dare un senso di grande gioia al vostro cuore.

Walking dead

È tutto sbagliato, io, te, il mondo intorno a noi, è tutto fuori posto, stiamo percorrendo sentieri pieni di insidie, con trappole ben disseminate ovunque, pronte a scattare quando meno ce lo aspettiamo, stiamo calpestando i nostri sogni, i nostri reali bisogni perché quello che percepiamo, è un artefatto costruito ad arte intorno a noi, come la peggior prigione possibile ed immaginabile, una gabbia con pareti invisibili che non ci lasciano scampo.

Siamo noi i veri “walking dead” di questa realtà che lacera i nostri corpi e riduce in mille brandelli la nostra essenza, siamo legati ad un passato che ci perseguita, ci insegue ovunque noi andiamo, ed ogni volta che lo incontriamo ci fa sentire a disagio, spiacevole ricordo degli errori del nostro tempo che fu. Crea un disequilibrio interiore che ci confonde e ci riporta alla nuda e cruda verità.

Siamo ostaggi inconsapevoli delle nostre emozioni, represse, chiuse nello sgabuzzino del nostro vuoto interiore.

È tutto sbagliato, io, te, il mondo intorno a noi, almeno fino a quando in un ultimo decisivo rigurgito di amor proprio, realizziamo che una via d’uscita esiste, ed è davanti a noi, è sempre stata davanti a noi.

Il passato è una costante energia che offusca la nostra vita, condiziona il nostro vedere e il nostro sentire, è una centrale elettrica a cui noi permettiamo di immagazinare le nostre emozioni e lui si nutre di esse. Almeno fino a quel momento in cui decidiamo di staccare la spina, solo allora, solo in quell’attimo, smettiamo di alimentare questo incubo. Nell’istante in cui lo lasciamo cadere nel vuoto lui cessa di esistere.

La domanda è, siamo davvero in grado di farlo?

Sì, anche solo per il fatto di vedere come è vivere la nostra leggenda personale.

Una giornata caotica!

Una sera di settembre di un anno pari, un po’ prima di addormentarmi, il caos è passato a trovarmi, era stranamente calmo, non era il solito caos, sembrava quasi pensieroso, allora ho preso coraggio e mi sono buttato, con un tono autoritario ho chiesto al mio ospite inatteso quale era l’annoso dilemma, mi aspettavo chissà quale rivelazione, invece alla fine della fiera, il problema era che si era stufato di quella vita:

“Sempre con il coltello tra i denti, sempre in prima linea a fare un gran casino, la verità è che non ce la faccio più! ho bisogno di FERIE!! una bella vacanza rilassante, magari in un hotel cinque stelle, con la Spa ovviamente e la cucina deve essere il top, a me piace molto quello chef robustello che sta sempre in TV, Panzavacciulo mi sembra che si chiami, ecco lui sarebbe perfetto!! Eppoi non possono assolutissimanente mancare i massaggi rilassanti, eh con quelli sì che mi rilasso alla grande…

Ecco insomma sono fortemente stressato se non si era capito, tu che hai una faccia simpatica e mi sei simpatico, cosa ne pensi??

Mi puoi aiutare? suggerimenti ne hai da darmi?”

Vieni qui birbantello che non sei altro, certo che ti aiuto, lo farò con gran piacere, così tu avrai una bella vacanza super deluxe, ed io nel mio piccolo potrò finalmente dormire, sai oggi è stata una giornata bella pesante al lavoro, c’era un caos che non ti dico (segue fragorosa risata, non vi dico che faccia ha fatto il mio turbolento amico)

Poco dopo eccoci lì, la strana coppia al lavoro, che cercava su booking un’offerta adatta alla situazione, 105 minuti e svariate bestemmie dopo [quasi tutte mie, non è facile accontentare il caos, eh!] ecco che la vacanza perfetta, era {finalmente} stata trovata

Dopo aver preso visione della struttura e di tutti i comfort annessi, il caos decise che l’hotel “quiete&pace eterna” era esattamente ciò stava cercando

Evviva! Ce l’abbiamo fatta mio caro amico, avrai la tua meritata vacanza, per festeggiare che ne dici di un affettuoso abbraccio? Vieni qui da me dai non fare il timido, non ci vede nessuno!

Qualche istante più tardi, salutavo con la manina il mio amico, già bello pronto per l’imminente vacanza …

“Grazie di cuore per l’aiuto, lo so che non sono un tipo facile con cui trattare, ma sei stato paziente e mi hai consigliato bene, ti manderò una cartolina, questa è una promessa, inoltre ora sono in debito con te, quando ne senti la necessità chiamami e vedrò di sdebitarmi eh, ma adesso ti devo lasciare, vado a preparare la valigia, a presto amico mio e grazie ancora!”

E mentre si allontanava sentivo il mio stanco corpo che mandava chiari segnali, è ora di andare a dormire, oggi è stata una giornata molto molto caotica.