Walking dead

È tutto sbagliato, io, te, il mondo intorno a noi, è tutto fuori posto, stiamo percorrendo sentieri pieni di insidie, con trappole ben disseminate ovunque, pronte a scattare quando meno ce lo aspettiamo, stiamo calpestando i nostri sogni, i nostri reali bisogni perché quello che percepiamo, è un artefatto costruito ad arte intorno a noi, come la peggior prigione possibile ed immaginabile, una gabbia con pareti invisibili che non ci lasciano scampo.

Siamo noi i veri “walking dead” di questa realtà che lacera i nostri corpi e riduce in mille brandelli la nostra essenza, siamo legati ad un passato che ci perseguita, ci insegue ovunque noi andiamo, ed ogni volta che lo incontriamo ci fa sentire a disagio, spiacevole ricordo degli errori del nostro tempo che fu. Crea un disequilibrio interiore che ci confonde e ci riporta alla nuda e cruda verità.

Siamo ostaggi inconsapevoli delle nostre emozioni, represse, chiuse nello sgabuzzino del nostro vuoto interiore.

È tutto sbagliato, io, te, il mondo intorno a noi, almeno fino a quando in un ultimo decisivo rigurgito di amor proprio, realizziamo che una via d’uscita esiste, ed è davanti a noi, è sempre stata davanti a noi.

Il passato è una costante energia che offusca la nostra vita, condiziona il nostro vedere e il nostro sentire, è una centrale elettrica a cui noi permettiamo di immagazinare le nostre emozioni e lui si nutre di esse. Almeno fino a quel momento in cui decidiamo di staccare la spina, solo allora, solo in quell’attimo, smettiamo di alimentare questo incubo. Nell’istante in cui lo lasciamo cadere nel vuoto lui cessa di esistere.

La domanda è, siamo davvero in grado di farlo?

Sì, anche solo per il fatto di vedere come è vivere la nostra leggenda personale.