Bretella Seduta

Ubaldo Sbuffoni non è sempre stato soprannominato “Bretella Seduta”, oh no amici miei, quel soprannome è arrivato con il tempo, quando Ubaldo ha deciso di andare in pensione dopo 51 anni di duro lavoro sottopagato come giardiniere comunale.

A dire il vero nessuno conosce la vera età del caro Ubaldo, circolano varie voci in merito, c’è chi dice che c’era già al tempo del ventennio fascista e che si faceva chiamare Tarcisio, nome che ha cambiato in seguito ad una disputa con tale Benito Tagliacarta, ma non ci sono notizie certe in merito alla questione e soprattutto su quale sia stata la disputa.

Lui dice di avere 69 anni, ma le rughe sul volto e la pelle flaccida dicono che potrebbero essere molti di più.

Ubaldo è un single incallito, ed ogni volta che ce lo ricorda gli spunta un sorrisino malizioso e noi tutti lì a chiederci il perché di tale sorriso:

“Io sono innamorato del mio lavoro, è sempre stato e sempre sarà cosi, quanto mi manca, troppi ricordi!”

Tutte le volte che dice questa frase (e vi posso assicurare che lo fa spesso) una lacrima di commozione scende sul suo viso rugoso, ma d’altronde Ubaldo è conosciuto per essere un duro dal cuore tenero.

La sua passione sono le bretelle le porta da sempre, fin da piccolo erano il suo tratto distintivo le indossava sempre, non si separava mai da loro, il suo amico Basilio dice che ci andava a dormire con le bretelle e di lui ci si può fidare!

Ne ha un cassetto pieno di varie forme e di vari colori, alcune di loro sono anche impermeabili non si sa mai dice il buon Ubaldo.

Non ci sono molte notizie della sua famiglia d’origine, si sa solo che la madre era stata lasciata dal marito una sera che era uscito a comprare le sigarette, da allora del padre di Ubaldo non si ebbero più notizie.

La madre che di nome faceva Irma lo ha cresciuto da sola, qualche volta veniva aiutata da una vicina di casa di nome Brunella.

E questo è tutto quello che si sa sulla sua (presunta) famiglia, ma fate attenzione guai a porre domande ad Ubaldo, perché dopo lui si rabbuia tutto e comincia nervosamente a giocare con le sue bretelle.

A quel punto entra in scena Oleg il barista strabico, che gli porta un Montenegro corretto Bailey’s e dopo un sorso ecco che torna il sereno sul volto del nostro Ubaldo.

Ah però in tutto questo raccontare mi sono scordato di dire il perché del suo soprannome, colpa mia, mi sono fatto travolgere dagli eventi di questa appassionante storia.

Dunque era un venerdì sera di primavera c’era il pienone da Oleg, le bestemmie e l’alcool scorrevano a fiumi, il jukebox dava il peggio di sé con la musica dei Dick Dick e Gino Paoli.

Nell’ultimo tavolo in fondo a sinistra detto anche il tavolo volante, visto che non stava mai allo stesso posto, si stava giocando la finalissima del Trofeo di briscola nota anche come “La briscola della penitenza”.

Chi perdeva doveva offrire da bere ai vincitori per un anno intero!

Le coppie erano formate dai fratelli Ludovico ed Emilcare Ruotolo grandi strateghi, ma temuti soprattutto per le giocate poco pulite.

L’altra coppia era formata da Ubaldo e dall’inseparabile Basilio, soprannominato l’accigliato.

Il locale era pieno di gente che in religioso silenzio seguiva le gesta dei quattro, in una di quelle partite che sapeva di leggenda quelle da raccontare ai nipoti.

I fratelli Ruotolo vinsero la partita, ma l’artefice della loro vittoria fu il povero Ubaldo che fece una giocata scellerata e buttò al vento una vittoria che fino a quel momento non era mai stata messa in discussione.

Ubaldo non la prese bene rimase come pietrificato, le mani tra le sue bretelle, lo sguardo fisso nel vuoto, per diversi minuti non proferì parola.

Piano piano il locale si svuotò alla fine rimasero in tre, Oleg, Basilio ed il povero Ubaldo, cercarono di scuoterlo, Oleg provò con il Montenegro corretto Bailey’s ma non ci fu nessuna reazione.

Allora decisero di lasciarlo li in quella posizione, presero una coperta e lo coprirono per bene poi spensero le luci e si avviarono verso casa.

Il mattino seguente Oleg lo trovò ancora nella stessa posizione della sera prima con le mani nelle bretelle, da quel preciso momento il soprannome di Ubaldo fu “Bretella Seduta”.

12 pensieri riguardo “Bretella Seduta

  1. Dik Dik e Gino Paoli 😱 che strana incongruenza musicale … mi affascinano i nomi dei personaggi… Ubaldo… il Tagliacarta… nomi che non si fermano… manco se li accoppi. Che bella storia!!!😃🤗🤗 giorno simo!!

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