La poltrona — maggio 30, 2019

La poltrona

Quando la creatività dorme ancora, perché è stata spremuta per bene come un’arancia, c’è solo una soluzione, fare silenzio, lasciarla riposare e recuperare le forze, che presto tornerà più creativa che mai,e allora che si fa? Beh, per iniziare direi che un buon caffè nero fumante, è l’ideale, e come per incanto ecco che la creatività fa la sua apparizione, a quel punto, lei inizia a fare quello che le riesce meglio, creare!

… Poi verrà il resto, porterà con sé la mancia del giorno prima, con quella potrò fare un mucchio di cose, ad esempio andare dal fornaio e comprare un pezzo di focaccia alle olive nere che tanto adoro, successivamente andare in edicola, cercare e comprare l’ultima copia, del mio amato indagatore dell’incubo, sì proprio lui, Dylan Dog!

A questo punto la mancia scarseggia, ben poca ne è rimasta, dunque cosa fare? Di solito, in questo momento, entra in scena la creatività, in sella ad una roboante MV Agusta (Ah la sobrietà!) rosso fuoco, ma ovviamente quella se la dorme e se la sogna per bene, meglio non disturbare.

Quindi? Che fare? Ah che annoso dilemma! Vediamo un po’, ragioniamoci su un momento, ho ancora un po’ di mancia del giornio prima nella mia mano destra, in che modo la posso usare? Ho trovato vado da Anselmo Bruciaferro!

Lui è un’istituzione, ha un piccolo negozio di cianfrusaglie che ha chiamato “Il Resto e Mancia” Ma guarda te che coincidenza, né!?

Praticamente funziona così, tu entri da Anselmo, dichiari di avere con te del resto o una mancia, lui si mette a fare due calcoli con una calcolatrice e poi ti dice cosa puoi comprare, bello vero?

Insomma mentre vi stavo raccontando la storia, camminavo in direzione del negozio, anzi a dirla tutta, sono entrato in questo istante, saluto il buon Anselmo e gli comunico che, sono in possesso di una mancia, a quel punto ecco che entra in azione con la sua calcolatrice e lo sguardo perso nel vuoto, che sembra il tizio di A Beautiful Mind.

Dopo circa tre minuti, in cui ho dato due morsi alla focaccia ed una rapida occhiata al mio Dylan Dog, il buon Anselmo mi comunica che, con la mia mancia nel suo locale posso acquistare un vaso da notte, appartenuto alla sciura Otella Lunastorta, il suddetto vaso dice lui, è in buone condizioni e come gesto di amicizia, ci aggiunge una garanzia di 4 mesi.

Rimango un po’ spiazzato, dalla generosa offerta ma d’altronde, è pur sempre un vaso da notte della sciura Otella! (Non so chi sia eh, ma a giudicare dal sorriso malizioso, il buon Anselmo conosceva molto bene la sciura!!)

E così eccomi di ritorno verso casa, tutto orgoglioso del mio nuovo acquisto e nel mentre, mi ritrovo a pensare a quante belle cose ci potrei fare con questo vaso, eh sì, questo è stato decisamente un acquisto azzeccato!!

Forse potrei usarlo per metterci il resto o la mancia, così quando sarà bello pieno, potrò comprarmi qualcosa di veramente prezioso, tipo quella splendida, ma costosa poltrona, che ho visto tempo fà.

Si ho deciso, questo vaso da notte, sarà la mia lampada di Aladino, mi aiuterà ad esaurire un mio desiderio e pensare che la sciura Otella l’utilizzava per i suoi bisogni.

È proprio vero che la vita è proprio beffarda, c’è chi usava il vaso da notte, per lasciare morire i propri resti (Come diceva sempre il mio amato Nonno)

E chi come me, per esaudirli.

Cerbero — maggio 28, 2019

Cerbero

Cerbero era molto inquieto, quella notte negli inferi c’era un’aria strana, non la solita solfa, no no, era qualcosa di più sinistro ed oscuro, aveva già percepito in passato una sensazione come quella e si ricordava molto bene quello che era successo, le sue tre teste si muovevano ondeggiando a destra e a sinistra, ma non con il solito ciondalare, era un moto teso e perentorio, sembravano autentiche sciabolate, avanti e indietro senza fermarsi mai, cosa era quella oscura sagoma che si intravvedeva al limitare degli inferi? Cosa poteva preoccupare così tanto il guardiano di quel luogo? Quale minaccia avanzava verso di lui?

Il misterioso essere a forma di lucertola si fermò a pochi metri dall’entrata degli inferi, cercò di nascondere la sua imponente mole dietro ad un gigantesco masso, in parte ci riuscì, ma la coda era troppo lunga e grossa per riuscire a nasconderla tutta, sapeva molto bene che il guardiano lo aveva fiutato già da tempo, sapeva che niente sfugge al famigerato cane a tre teste, era consapevole che Cerbero era già in posizione d’attacco, ora spettava a lui decidere di uscire allo scoperto ed ingaggiare un duello con il suo nemico.

Nonostante la sua stazza balzò fuori dal masso con un’agilità fuori dal comune, avanzò verso il suo acerrimo nemico, si sentiva forte e maestoso, quasi imponente, ma sapeva molto bene che anche Cerbero era una creatura enorme, infatti uno di fronte all’altro erano praticamente uguali; già in passato si erano affrontati e tutte le volte lui, la lucertola, ne era sempre stato sconfitto, solo in un paio di circostanze era riuscito a ferire il suo nemico, anzi l’ultima volta per un attimo sembrava poterlo battere, ma poi Cerbero aveva avuto la meglio, c’era una rabbia, una sete di vendetta così forte che lo faceva andare fuori di testa, questo succedeva tutte le volte che affrontava il cane a tre teste, questo sarebbe stato l’ultimo tentativo, l’ultima guerra sotto queata forma, o la vittoria o la morte!

Cerbero non diede neanche il tempo al suo nemico di attaccarlo, era così furioso e furibondo di questo ennesimo affronto da parte della lucertola, che decise che sarebbe stato anche l’ultimo! Partì in picchiata e lo assalì con una veemenza tale che la lucertola rimase stordita ed interdetta, lo fece indietreggiare a leccarsi le ferite, non diede il tempo al suo avversario di mettersi in posizione per l’attacco, gli saltò addosso per la seconda volta, si avvinghiò a lui e lo colpì ripetutamente, la lotta fu tremenda, quell’attacco sembrava non finire mai, anche perché la lucertola diede filo da torcere a Cerbero, ma non fu sufficiente.

La lucertola era un animale ferito, ormai allo stremo delle forze, realizzò che la sua ora era giunta, ma non se ne sarebbe andato senza lottare! Oh no! Avrebbe venduto cara la pelle! Riuscì a colpire in volto il cane a tre teste in più di un’occasione, ma nonostante i suoi attacchi fossero fatti con grande forza, non riuscirono a scalfire la corazza di Cerbero, poi arrivò la fine, una delle teste, quella centrale gli afferrò il collo, e strinse così forte che alla fine glielo strappò via dal resto del corpo.

La testa della lucertola volò per aria, poi il cane a tre teste finì il lavoro, prima lacerò il corpo in una moltitudine di pezzi, poi si occupò della testa, inutile dire che quando terminò della lucertola rimase soltanto qualche brandello qua e là, insieme ad un fetore nausebonbo

Cerbero stanco e stremato dalla battaglia tornò in direzione dell’entrata degli inferni, si leccò le ferite poi tornò a fare il suo dovere di guardiano di quel luogo

Una mano si posò sulla testa centrale del cane, poi la stessa mano accarezzò le altre due, era una mano amichevole, apparteneva all’unico essere che poteva permettersi di accarezzarlo senza essere sbranato, la mano destra del Signore di quel luogo

Sì guardò in giro e vide i resti di un essere che quando era stato ancora in vita, doveva essere stata una splendida lucertola, ora quel poco che ne rimaneva era sparso per tutto il terreno circostante, lui, Caronte, sapeva molto bene chi era in realtà quella creatura, sapeva che sarebbe tornata sotto un’altra forma, sapeva anche che il suo fedele amico l’avrebbe affrontata e sconfitta, ma Caronte era anche consapevole che prima poi sarebbe toccato a lui affrontare quella minaccia, in un’ultima sfida per la vita o la morte, sapeva che Abraxas sarebbe tornato per affrontarlo su di un campo di battaglia, in quella che sarebbe stata l’ultima disputa su chi doveva regnare una volta per tutte sugli inferi.

Eroe — maggio 24, 2019

Eroe

Arrivati a questo punto della storia il nostro Eroe potrebbe anche decidere di ritirarsi, sì insomma chiuderla qui e andare a vivere vicino al lago, nella sua bella casetta in legno arredata con cianfrusaglie di ogni tipo e dimensione

Ovviamente non da solo, eh no, con lui ci sarebbero il coniglio rosa, il criceto oramai stanco e desideroso di un meritato riposo ed il gufo grigio che dorme sempre sul davanzale

E finalmente dedicarsi alla sua passione per la pesca, alle sue amate camminate in mezzo alla natura ed infine godersi Gertrude la sua adorata pipa

A questo punto della storia il nostro Eroe potrebbe voltarsi indietro e vedere quello che ha combinato nella sua vita, soppesare tutte le azioni da lui compiute, metterle su una bilancia e così potrà notare che c’è perfetto un equilibrio

E forse e dico forse decidersi che, sì, quella casetta nel bosco è la meritata ricompensa dopo una vita di duro lavoro

Però, e ahimè è arrivato il tanto temuto però, il nostro Eroe sa che c’è ancora una situazione da portare a compimento, un’ultima fatica, il canto finale dell’opera da lui iniziata tanto tempo fà

Finire quel romanzo mai terminato, iniziato quando ancora i capelli bianchi non erano apparsi sulla sua folta chioma

Lo aveva iniziato con un’idea ben precisa nella testa, la trama che praticamente si scriveva da sola, ispirato da una misteriosa forza che sembrava guidarlo con sicurezza pagina dopo pagina

Poco dopo tre quarti del romanzo ecco che arriva il blocco dello scrittore, game over, giorni interi spesi a cercare di trovare l’ispirazione perduta, e alla fine arriva la resa

Il romanzo che viene riposto in un cassetto e li ci rimane per svariati anni, ma adesso è il momento di riprenderlo dal cassetto e finire di scrivere

Così ecco il nostro Eroe prendere coraggio, aprire il libro sull’ultima pagina scritta e di nuovo ispirato dalla stessa forza misteriosa di allora, procedere con la trama

Eccole le parole che di nuovo si scrivono da sole, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, il nostro Eroe arriva alla fine del romanzo

È finita! Ce l’ha fatta l’ardua impresa è terminata, ora potrà godersi il meritato riposo in riva al lago, dove la sua casetta, i suoi amici animali, le sue passioni lo stanno aspettando

Il romanzo di una vita è terminato, il momento del riposo è arrivato, stanco e soddisfatto il nostro Eroe si sdraia sul letto sente che qualcosa sta cambiando, non è la solita stanchezza che porta al sonno, no non lo è

È molto di più è quasi un richiamo, una forza misteriosa lo sta chiamando, la stessa che lo ha guidato nella stesura del romanzo

È consapevole che, è inutile fare resistenza così a poco a poco si lascia andare, vede una luce bianca che lo attira verso di lei, la segue, ci entra dentro e quando esce fuori quello che vede dinnanzi a lui è un grande lago con una casetta in legno

Un coniglio rosa zampetta appena poco distante dalla casa, un criceto è comodamente sdraiato sulla sedia a dondolo sotto al portico ed un gufo grigio fa capolino dal davanzale

Si avvicina alla casetta, si guarda in giro poi decide di entrare, il camino è accesso sopra al camino c’è una pipa, la prende la osserva e nota una scritta “Gertrude”

Un sorriso si fa vedere sul suo viso ora tutto è più chiaro, è la fine, ma è anche un inizio, allora il nostro Eroe si siede sul divano di fronte al camino, si accende la pipa e china la testa all’indietro

Nota la canna da pesca, ok non manca niente, c’è tutto quello che ha sempre desiderato e poco importa in che realtà si trova

Perché questo è esattamente quello che voleva il nostro Eroe arrivato a questo punto della storia.

La scrivania — maggio 22, 2019

La scrivania

Raggiunto da una missiva provieniente da un luogo remoto di cui avevo dimenticato l’esistenza e preso visione del suo contenuto, ecco che mi accingo a porre rimedio al nefasto problema, prendo carta e penna, mi siedo comodo sulla mia poltrona e mentre cerco nei meandri paludosi della mia mente le parole più adatte all’occasione, mi ritrovo ad accarezzare con indiscutibile trasporto la mia preziosa scrivania

Appartiene a me e prima di me a mio nonno che, l’aveva ricevuta in dono da uno strano individuo, ma così strano da far sembrare normale il suo adorabile cane del color del rame, con due occhi profondi e penetranti che ti scrutavano fino alle viscere del tuo essere, o forse era il tipo ad aver capelli color rame ed occhi che non ti lasciavano scampo, forse il nonno era così ubriaco da non ricordare bene l’accaduto che ha generato una gran confusione nella sua testa, oltre ad una terribile emicrania, di cui il nonno si ricorda bene

Sorrido mentre penso a questa storia della scrivania e del suo arrivo nella vita del mio amato avo, il punto è che rimarrei qui ad ammirarla per ore, talmente è bella e maestosa nel suo sgargiante marrone scuro, ma ahimè la nefasta notizia è in attesa di una risposta immediata, meglio tornare nel qui e ora è smetterla di stare sempre con i pensieri in aria!

“Cara notizia nefasta giungi a me in questi giorni grevi, portando scompiglio nella mia esistenza, scuoti con incredibile ardore le mura sottili del mio incedere quotidiano, mi lasci costernato davanti a tanto dolore, le parole non riescono proprio ad uscire, così affido a questo scritto il dovere di descrivere il mio ineluttabile stupore, dinnanzi al folle gesto del tuo amato padrone, che preso da un inspiegabile voglia di cambiamento, ha deciso di porre fine a quel gran tormento che chiamava amore, per una donna mai conosciuta che diceva essere l’essenza della sua anonima vita

Cara nefasta notizia, prendo nota di questo cambio di rotta che il tuo padrone ha effettuato, voltando (finalmente) le spalle all’utopia dell’idea di un’amore mai sbocciato, perché in verità era piuttosto inventato dalla sua mente contorta

Mi rallegro con esuberante gioia della decisione finale di intraprendere un percorso per lui inusuale, di scendere dalla nuvola d’aria su cui ha abitato fino ad ora e con ritrovata ed inaspettata fiducia, riprendere il filo interrotto della sua realtà, tornare tra di noi nel presente di questo momento per riappropriarsi di quella strana sensazione che in questo mondo sconclusionato è chiamato “Il gioco della vita”

Concludo la missiva con il motto che è stato coniato tempo fa da un genio della comunicazione che si chiamava da solo, perché nessuno lo chiamava mai e che faceva più o meno cosi:

Non importa cosa vuoi fare della tua vita, tu goditela fino in fondo.

Cara notizia nefasta questo è tutto, in conclusione mi sovviene di salutare il tuo padrone, di cui sono orgoglioso e sempre grato ammiratore”

E mentre piego la lettera appena terminata, un pensiero si fa spazio tra la selva oscura della mia mente

E se il nonno si fosse sbagliato? se per colpa della troppa birra si fosse confuso? se quel tizio strambo in realtà non fosse mai esistito? si perché mi ricordo molto bene che lui aveva occhi che ti leggevano dentro e che il colore dei suoi capelli erano proprio di un bel rame

Forse e dico forse la storia della scrivania è una non storia, forse il nonno in fondo in fondo aveva un segreto che non poteva rivelare, già forse è così che è andata… O forse no.

Collisioni — maggio 20, 2019

Collisioni

Sogni antichi che turbano le mie notti… Sogni di giganteschi universi che collassano che si scontrano tra di loro in una danza funesta, di enormi esplosioni che generano milioni di detriti.

Galassie lontane e remote che muoiono, dimensioni che cessano di esistere, il passato che viene riscritto in continuazione nel tempo presente della mia onirica visione.

Vedo migliaia di immagini di vite vissute che, vengono scomposte e riassemblate in modi completamente differenti.

Così al mattino i nostri ricordi, le nostre memorie, non sono le stesse che abbiamo portato con noi a dormire la sera prima.

Succede di notte, quando l’attività onirica è padrona del tempo presente nei sogni. È li che avviene il rimescolamento delle carte, il mazzo viene buttato per aria e niente è uguale a prima, è stato modificato per sempre.

E così fa capolino il ricordo di una gita di quando eravamo adolescenti, di cui non avevamo mai avuto memoria fino ad un attimo prima.

Con la certezza che il Passato si può cambiare, eccome se si può. Viene riscritto in continuazione ogni notte e lasciato morire in enormi buchi neri, che inghiottiscono il tempo che fu e che non sarà mai più. E così che accade quello che io chiamo…

La nascita, la vita e la morte degli errori senza nome, della caleidoscopica visione della vita.

Il dolce suono di una cascata al mattino — maggio 18, 2019

Il dolce suono di una cascata al mattino

Il solito rituale del caffè di prima mattina, uno sguardo veloce al giornale con le notizie del giorno che è già stato.

E quella sensazione che in fondo in fondo è proprio il nostro passato il vero futuro.

Ieri camminavo per le vie del centro mani in tasca, occhiali da sole che fanno figo, orecchie in ascolto, pronte ed attente a ricevere informazioni.

Mi sono fermato al bar del centro quello vicino alla libreria, ho ordinato una birra fresca e qualche patatina, quattro chiacchiere con il simpatico barista e una veloce lettura del giornale.

A quel punto mi sono chiesto, ma che senso ha leggere notizie che conosco, si ok ci sono anche informazioni interessanti, tipo l’imminente sagra dei funghi (che ovviamente io adoro!) Ma il resto?

Perché bombardare a più non posso la gente che è già stressata dalla vita di tutti i giorni? ma può davvero interessare il famoso giocatore di calcio che se la spassa su di uno yacht? Così tanto per dire eh.

Poi succede una situazione che riesce a dare un senso al mio pensiero, nel locale entra un uomo sulla settantina, vestito in modo molto british, con bombetta e immancabile ombrello, si avvicina al bancone e con molto garbo saluta me e il barista, poi ordina un tè alla vaniglia e prende qualche biscotto al cioccolato, si siede e mi chiede gentilmente se ho finito di leggere il giornale, perché parole sue:

“Saranno anche notizie vecchie che già conosco ma a me va bene così, sono vedovo da poco e il tempo che dedico alla lettura del giornale mi fa ricordare di quando mia moglie ed io condividevamo il rito del tè con biscotti e la lettura delle notizie, è una promessa che ci siamo fatti, quella di continuare a portare avanti questo che era uno di quei momenti che ci faceva sentire uniti.

Fino a quando sarò in vita continuerò a mantenere la promessa fatta, fino al giorno in cui mi ricongiungerò con la mia amata moglie”

Ecco mi hai proprio commosso, mio caro sconosciuto signore, dai modi così sinceri che mi hanno fatto ricordare di quanto può essere prezioso quello che per me può essere banale, ma che per te è invece un tenero ricordo di vita vissuta.

In questo caso il passato di un rito così importante è la promessa mantenuta di un uomo innamorato che aspetta solo quel momento in cui si ritroverà con la sua amata, in un luogo dove il lento scorrere di una cascata di acqua fresca è il futuro tanto desiderato.

Il tarlo del barista — maggio 16, 2019

Il tarlo del barista

Il Più è fatto, disse il barista rivolgendosi alla cameriera, è fuori come un balcone e da lì biascica frasi senza senso

Il Meno invece è afflitto da un dubbio amletico tipo, “Essere o non essere questo è il problema”, caspiterina chissà come finirà

Il Per è così perso nel continuum moltiplicare che ce lo siamo giocato eoni fà

Il Diviso è lì tutto puccioso e carino nella sua infruttuosa ricerca della divisione perfetta…

E quindi ora chi paga il conto??

Il barista con lo sguardo truce e pensieroso (ma davvero?) si interroga su come sbrogliare l’intricata matassa che ha tra le mani, ma niente il vuoto cosmico rimbomba ferocemente nella sua testa

Ma proprio quando tutto sembra perduto, ecco che un tipo un po’ anonimo si avvicina al bancone, si presenta come il ragioner “Arturobaldo Cantimessa e poi muori, principe sovrano dei R.U.I. [Ragionieri Uniti Indipendenti]”

Il barista preso alla sprovvista comincia ad inveire frasi sconnesse del tipo, “tu levati di tonno, ops volevo dire di torno, che non è whiskey stasera! a meno che vuoi pagare il conto di quei quattro elementi andati a male, ribadisco che ti devi levare dalla mia vista offuscata, limpido il concetto?“

Ma il buon Arturobaldo è talmente abituato ad essere trattato a pesci {per di più maleodoranti} in faccia, che lo sfogo del barista non lo sfiora minimamente e, con un gesto fulminio estrae dal suo doppio petto [che a dirla tutta è così concio da sembrare più un petto e basta] il portafoglio d’ordinanza (ebbene si amici miei, esiste!)

285 euro e 50 centesimi più tardi la situazione all’interno del bar è finalmente tornata alla normalità o quasi, sì perché è vero che il buon Arturobaldo ha messo fine con il suo eroico gesto ad una situazione che stava per diventare esplosiva, ma rimane ancora l’annoso problema, cosa fare con i quattro scellerati avventori?

“Nessun problema ci penso io” disse il ragioner Arturobaldo

“È colpa mia se si è scatenata questa assurda e sgradevole situazione, deve sapere caro il mio amico barista, che è stata una mia idea quella di dare la serata libera a Più, Meno, Per e Diviso, li ho visti molto stressati ultimamente così gli ho detto, uscite fuori e andate a divertirvi un po’, ma dovevo immaginare che non erano abituati a questo tipo di vizi e che si sarebbero fatti prendere la mano, appena ho realizzato quello che avevano fatto li ho cercati ovunque, ero disperato perché non riuscivo a trovarli, poi quasi per caso sono entrato qui nel suo accogliente bar (piccola lisciatina del ragionere, in quanto il bar era conciato come e anche di più del peggior bar di Caracas)”

Poi estrasse dal suo doppiopetto [o per meglio dire da quello che ne restava] una calcolatrice a cui mancavano 4 tasti, con grande delicatezza e con una sensibilità da libro cuore, rimise al proprio posto i suoi amati tasti-amici, per finire ripose la calcolatrice nel taschino interno del doppiopetto

Si congedò dal barista con la promessa che non sarebbe mai più successo un’errore di questa portata, si voltò ed uscì dal locale e come un’ombra silenziosa si dileguò nella notte buia

Il barista scosse ripetutamente la testa, chiamò a sé la cameriera e, con un gesto da nobiluomo la invitò a darsi una mossa con le pulizie che era tardi ed era stanco, aveva anche un gran mal di testa e voleva chiuderla il prima possibile questa serata così stramba

Però gli era rimasto un tarlo in quella zucca vuota che chiamava testa, ma chi diavolo era quello strano ragioniere? da quale buco puzzolente era mai uscito? ma soprattutto quanto doveva essere ubriaco se aveva servito da bere tutta la sera a dei tasti della calcolatrice??

Forse era meglio far finta di niente, chiudere il locale, andare a casa e cercare di dormire….

Sì, era decisamente la cosa migliore da fare, tanto domani mattina ci avrebbe pensato un feroce mal di testa a ricordargli di questa stramba serata.

Imperfetto — maggio 15, 2019

Imperfetto

Imperfetto il tempo dei nostri pensieri

Imperfetto il battito del nostro cuore

Imperfetto il guardare oltre la collina

Imperfetto il cammino che porta quasi sempre a calpestare terreni e sentieri lastricati di tentazioni erranti e fuorvianti per il nostro vivere

Dimenticando troppo spesso che nella imperfezione di questa realtà vi sono tutte le risposte di cui abbiamo bisogno

Cerchiamo sempre la perfezione, cerchiamo sempre di fare la cosa giusta, di essere umani positivi che cercano sempre riparo nella luce, evitando il possibile l’oscurità

La tanto temuta parte oscura che ci tormenta che ci incute timore… E piuttosto di affrontarla cerchiamo riparo nella luce

Accecati da troppa esposizione alla luce ci sentiamo al sicuro, li l’oscurità non ci troverà mai!

E così commettiamo il peccato originale perché è giusto ricordare che:

“Nella Luce c’è il seme dell’oscurità; Nell’oscurità c’è il seme della Luce”

Imperfetto è il tempo della vita, così come allo stesso modo è perfetto lo scorrere del tempo della vita stessa.

Un grande sospiro di sollievo — maggio 14, 2019

Un grande sospiro di sollievo

Questa è la storia un po’ romanzata di quello scrittore che si accorse di avere smarrito tutti i puntini sulle i

È successo da poco, ma la notizia si è subito diffusa a macchia d’olio (come è giusto che sia, vista la gravità della situazione)

Il suddetto scrittore era in preda al panico, racconta la pensionata che abita di fronte a lui

Ha cominciato ad urlare come un pazzo: “Dove sono finiti i miei puntini??? qualcuno li ha visti?? è una tragedia!!”

Mentre quella pettegola senza speranza dell’Adalgisa giura di aver visto lo scrittore implorare l’aiuto di Manitou!

A questo punto è stata subito allertata la polizia che dopo un iniziale smarrimento, ha preso in mano la situazione

In collaborazione con Carabinieri, Guardia di Finanza, Pompieri, Forestale e del P. d. Q. (Pettegole di Quartiere) si sono messi tutti insieme alla ricerca dei puntini perduti

Sono state ore concitate, piene di pathos, ad un certo punto la speranza sembrava aver abbandonato questo mondo

Ma poi all’improvviso, poco prima dell’ora di cena dalle retrovie è apparsa la governante dello scrittore, con sottobraccio un cesto pieno di puntini!!

“Scusatemi! ma sono stata io, tutta colpa mia è che ieri ho visto i puntini un po’ sporchi, così di mia iniziativa ho deciso di lavarli, non credevo potesse succedere questo finimondo!”

Lo scrittore rincuorato dal ritrovamento ha perdonato la governante

E tutti e dico tutti hanno tirato un gran sospiro di sollievo

La quiete è tornata, lo scrittore ora che ha riabbracciato i suoi amati puntini può riprendere a scrivere senza preoccupazioni

La governante ha promesso che la prossima volta avviserà per tempo, così si potrà evitare un’altro pandemonio come questo

E come in tutte le storie romanzate tutto è bene quel che finisce bene

E vissero tutti felici e contenti, tutti quanti con i puntini sulle i.

Amarcord di un’estate fa — maggio 10, 2019

Amarcord di un’estate fa

Visto il tempo instabile di questa primavera mi è tornata alla memoria il caldo dell’anno scorso, a dire il vero gli esperti del CMRUPD (Centro Meteo Rettiliani Uniti Pro Destabilizzazione) dicono che il peggio deve ancora arrivare! Ma siccome non mi interessa l’opinione di un gruppo di frustrati dalla dubbia morale, di punto in bianco ho scritto due righe per parlare dell’amorevole Agosto…

Seguitemi che magari vi strappo un sorriso!

– Agosto se ne è andato e per un po’ non torna più

Il treno delle 7.30 è partito con Agosto a bordo (a causa di un malinteso Agosto stava rischiando di perdere il treno, sembra per colpa di una certa Laura)

I pendolari che hanno assistito all’evento parlano di un Agosto piuttosto abbacchiato che scuoteva in continuazione la testa, il capostazione tale Dioantonio Pertuselli, oltre a confermare lo stato d’animo del poveretto ha ricevuto dalle mani tremanti del suddetto una lettera, il destinatario era un certo Saimon Arrighi

E così nel pomeriggio di quel giorno di inizio settembre ecco che il postino Dioantonio Pargoletto (stesso nome, cognome diverso) mi consegna la missiva

Che ne dite se apriamo e leggiamo insieme il contenuto?

Di seguito ecco il testo della lettera:

“Salve cari Umani del settore 448bis/a/b/c/d/e/x sono Agosto, vorrei dire due brevi ma intense parole, non è stato un periodo facile me ne rendo conto, ma provate voi a lavorare in queste condizioni dove non si capisce più nulla!!! tra il riscaldamento globale, quel satanasso del mio capo che mi urlava in continuazione:

“Fai caldo fai caldo che è estate non lesinare, che stanno sempre a lamentarsi di tutto e noi qui non ci capiamo più un bip!!!!!”

Mettetici pure che per me non è facile far finta di nulla perché vi voglio bene, vi ho visto crescere nel corso di questi secoli ricordo ancora quando eravate dei pelosi a quattro piedi ed io che stavo attento a non esagerare

No non è stato assolutamente una passeggiata, me ne vado tutto triste, pieno di sensi di colpa nei vostri confronti cari amati umani

Vi lascio nelle tiepide mani di mio cugino Settembre, che vi traghetterà verso l’autunno

Noi ci vediamo l’anno prossimo se volete, spero proprio di non essere come quest’anno ma non posso promettervi nulla

Vi saluto con un caloroso, ops volevo dire un grande abbraccio.

Firmato

Il vostro umile amico, Agosto

P. S.: “Io non sono cattivo è che a volte mi disegnano così.”

Davvero commovente vero amici da parte mia (ma anche da parte di ognuno di voi vero?) nessun rancore, ci vediamo l’anno prossimo amico mio!

N. d. S. : Visto che siamo messi male tra freddo e pioggia che ne dici di battere un colpo!? Te ne saremo eternamente grati, inoltre ti prometto che quest’anno mi lamenterò il meno possibile di te.

Tuo fidato amico Saimon.

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