Tutti gli articoli di Saimon

Di cosa parla questo blog? Di me, e della visione della vita che i miei due collaboratori neuronali decidono per conto mio, si lascio fare a loro e vediamo cosa ne viene fuori.

La Vita

Vita, di quella sacra ed unica sostanza che è essenza dello spirito in tutta la sua totalità.

Vita, di quella sensazione senza barriere, aurora di un tempo ancestrale che ammalia e conquista i cuori dell’essere umano.

Vita, riflessa nelle creazione di uno splendido animale che ha in sé l’istinto primordiale della vera libertà.

Vita, come il dolce sorriso di un bambino mentre dondola allegramente e senza pensieri su di un’altalena spinta dall’amore sincero di un padre.

Vita, di quelle onde del mare che arrivano sulla sabbia sospinte delicatamente dal soffio del vento.

Vita, che ti fa pensare, vedere, godere, giocare, gioire ed infine amare il divino che c’è in te.

Vita, che a volte è una lacrima disperata per una perdita struggente dolore di un addio sussurrato allo stormir di fronde.

Vita, dimora universale dell’idea primaria che è equilibrio di tutto ciò che è, perfetta raffigurazione della magia della volta celeste.

Switch on

Apro gli occhi, la luce del nuovo giorno mi accoglie con la sua consueta e mansueta ciclicità, le quattro mura bianche intorno a me mi osservano in un silenzio imbarazzante che non ammette repliche, no non ci siamo, chiudo gli occhi e il buio mi accoglie in un caldo e rassicurante abbraccio, bene!

Ma il problema è ancora lì fuori, è questo luogo apatico, freddo, che non è in grado di emettere emozioni, è questa stanza, è questa casa, è questo tempo che, ora ne ho consapevolezza, si è dato alla macchia da un bel po’.

Mentre nel buio del mio cielo stellato sono, e mi sento, a casa. Qui alberga il mio tutto, a cui non ho dato un nome perché semplicemente non serve, qui sono io e questo è ciò di cui ho bisogno, qui non esiste un corpo in cui limitare me stesso, qui sono espansione in continuo movimento, ed ho il controllo totale di ciò che manifesto.

Apro di nuovo gli occhi e sono sdraiato sul letto, gambe incrociate, testa appoggiata al cuscino, mani che si muovono in attesa di trovare il posto migliore dove rilassarsi, muovo gli occhi in direzione della cucina, lì c’è la Moka ad attendermi, il caffè del mattino che di solito ha la caratteristica principale di aiutarmi ad indossare gli scomodi abiti di questa strana realtà.

Dico a me stesso che il caffè può aspettare, ora non ne ho voglia, perché so che dopo aver svuotato la tazzina nel mio corpo sarò totalmente collegato a questo insulso e vuoto mondo, ed il solo pensiero mi fa salire dei brividi in tutto il corpo.

Allora faccio l’unica cosa che ha senso…

Chiudo gli occhi e vado nel mio mondo.

Switch On!

La Briscola

Le luci della sala collegiale dell’auditorium “Felice Stuzzicadenti” sono ancora accese nonostante la mezzanotte sia passata già da un po’, al suo interno un manipolo di volontari dell’associazione “Cipresso andato a Male” stanno finendo di sistemare e pulire quello che rimane di una serata che verrà ricordata e narrata negli anni a venire da chi ha avuto la fortuna di essere presente. A me invece, spetterà l’onore di scrivere un articolo per il giornale locale sulla finale regionale di Briscola che si è conclusa da circa un’ora, finale che ha regalato un epilogo che nessuno dei presenti, me compreso, si sarebbe mai aspettato. Il campione in carica ha perso il suo scettro dopo ben 24 anni di dominio totale, e lo ha fatto in un modo che ha lasciato interdetti i 328 spettatori (non paganti) presenti al grande evento.

E mentre i volontari continuano nel loro minuzioso lavoro di pulizia come solo le migliori formiche operaie sanno fare, il mio sguardo si sposta verso la sinistra dell’auditorium ed arrivato a metà della terza fila si ferma a fissare un uomo tranquillamente seduto su una sedia, le mani dell’uomo fanno su e giù accarezzando le bretelle che indossa come fossero la cosa più preziosa del mondo, e credetemi che per lui le bretelle sono la cosa più importante nella sua vita, sono come una seconda pelle, quell’uomo sta forse rivedendo nella sua mente la partita che ha giocato e che ahimè ha perso in malo modo, lui che per 24 anni consecutivi è stato l’indiscusso padrone e signore del torneo di Briscola, lui che forse non si aspettava un esito di questo tipo, ora sta cercando di fare pace con i suoi pensieri e con le emozioni che questa serata ha saputo regalargli.

Lui è Ubaldo Sbuffoni detto “Bretella Seduta” (per maggiori info leggere qui), io sono affascinato da quest’uomo che a vederlo lì seduto con gli occhi fissi nel vuoto e la mani impegnate a coccolarsi le sue amate bretelle, fa scattare in me una tenerezza tale che mi fa venire voglia di abbracciarlo forte forte. Ma è meglio evitare queste smancerie, non sono da me e tantomeno non sono da Ubaldo.

Lo osservo dalla mia postazione vicino alla porta d’ingresso, Ubaldo sembra un pugile suonato che le ha prese di santa ragione e poi c’è quello sguardo perso che chissà in quale dimensione parallela conduce! Alla fine prendo coraggio e mi avvio verso di lui, d’altronde sono qui per scrivere l’articolo sulla finale e dopo aver raccolto le parole del vincitore ora tocca a lui l’ex campione rilasciare una dichiarazione. A tal proposito, mentre mi incammino verso l’Ubaldo, vorrei poter riempire lo spazio e il tempo che mi separa da lui parlandovi del nuovo campione di Briscola, un incredulo ed emozionato Amilcare Tubostorto, a cui il sindaco Paolopietro Tuttobuono ha dovuto dare un paio di vigorosi schiaffoni in viso perché il buon Amilcare non riusciva proprio a capacitarsi di come era riuscito a vincere la finale, giocando, parole sue:

“La peggiore partita della mia vita, tanto ero nervoso di affrontare quel monumento vivente di Ubaldo! Davvero non capisco come ho fatto a vincere!”

Caro il mio Amilcare, te lo dico fuori dai denti e con un pizzico di rammarico, nessuno dei presenti, me compreso, ha ancora compreso come sia potuto succedere una cosa del genere, l’unica spiegazione plausibile è che alla fine tutti i cicli hanno la loro fine, e forse questo era il momento giusto di chiudere il ciclo di vittorie di Ubaldo!

Conosco il buon Ubaldo da quasi 30 anni, è stato un buon amico di mio padre con cui aveva una passione comune, i funghi, ricordo ancora con vivida e lucida memoria le loro scampagnate, ed al loro ritorno erano sempre grandi festeggiamenti che il più delle volte sfociavano in un caldo e gustoso piatto di risotto ai funghi, gran bei tempi quelli e lo dico senza troppo timore con un punta di amarezza.

“Ciao caro Ubaldo come te la passi amico mio?” Lo so le mie sono parole di circostanza, ma credetemi quando dico che io a quest’uomo voglio un gran bene, e ci voglio andare giù piano ma così piano che non voglio fare nessun rumore!

“Bene figliolo, bene, nonostante questa serata non sia andata come avrei voluto… Ma d’altronde è giusto cosi il mio regno doveva terminare ad un certo momento della mia vita, ovvio che mi sarebbe piaciuto chiudere in bellezza ma stasera semplicemente non c’ero! E sai da cosa l’ho capito? Dalle mie amate bretelle rosse, che sono le mie preferite nonché le mie bretelle da Briscola, oh insomma per farla breve perche non ti voglio annoiare mio caro, e visto che le formichine lì hanno praticamente finito di pulire, le mie bretelle mi hanno sabotato tutta la sera non stavano mai al loro posto, continuavano a muoversi come se ci fosse qualcuno nella penombra che le stesse governando.

E cosi mi sono innervosito e allo stesso tempo ho perso la lucidità e la concentrazione, ed alla fine la frittata era servita, e pensare che l’Amilcare ha giocato una partita parecchio brutta! Ah non c’è niente da fare, quando arriva la fine non ci si può fare niente va inevitabilmente accetta.

Ma dimmi un po’ se non sbaglio tu sei qui per l’articolo, vuoi sapere come mi sento e tutto le altre stupidate vero?”

Già amico mio è proprio come dici tu sono qui per l’articolo ma sai una cosa:

Caro Ubaldo va bene così ho già tutto quello che mi serve, non c’è bisogno di aggiungere altro credimi.”

A quel punto sul volto dell’Ubaldo ecco apparire un timido e sincero sorriso poi alzandosi dalla sedia e sempre con le mani tra le sue amate bretelle, Ubaldo mi guarda dritto dritto negli occhi per qualche istante per poi pronunciare queste esatte parole:

“Che ne dici se facciamo la strada verso casa insieme? Se ricordo bene veniamo entrambi dalla stessa via, forza ragazzo fai compagnia ad un vecchio brontolone che in questo istante ha proprio bisogno di un buon amico, come lo è stato quel sant’uomo di tuo padre, e magari ti racconterò di quando io e lui andavamo a funghi!”

“Certo Ubaldo per me è un gran piacere, coraggio andiamo che le luci della notte ci stanno aspettando!

Ah caro Ubaldo sei davvero uno stupendo essere umano, e per quanto riguarda l’articolo ci penserò su con calma domani mattina non c’è fretta, tanto l’eco di questa memorabile serata rieccheggerà ancora per un po’ di tempo. Una di quelle sere in cui la fine di un ciclo è l’anticamera di una nuova ed intrigante stagione, e sono sicuro che Ubaldo Sbuffoni detto “Bretella Seduta” avrà ancora modo di dire la sua, e la mia non è solo una sensazione ma un’assoluta certezza.

Gli occhi sulla vita

E solo dopo aver visto tutte le meraviglie del mondo che vedrai il vero volto della creazione e rimarrai senza parole, perché in quel frangente comprenderai che la risposta è stata davanti ai tuoi occhi per tutta la tua vita, in bella vista ma nascosta da una fitta coltre di nebbia e da un sottile velo che ti impediva di vedere che:

“La realtà della ciclicità della vita si ripeterà in eterno, all’infinito, fino a quando arriverai al completamento del tuo percorso e solo allora comprenderai che l’oscurità dell’inizio e la luce della fine sono fatti della stessa sostanza.

Tutte e due sono quel filo invisibile che ti ha guidato fin dal principio, sono l’istinto e l’intuito, sono l’intelletto e la ragione, sono i raggi del sole e la bellezza della luna sono il tutto manifesto.

Sono il cuore pulsante che è il motore del tuo corpo, sono i passi del tuo camminare sul sentiero che tu ti sei scelto.

Sono le emozioni che provi ogni volta che ami, odi, ridi, piangi, e di tutta quella miriade di sensazioni ed emozioni che è la vita.

E quando realizzerai che il tuo viaggio è giunto al termine, vedrai l’alba più sensazionale che mai ti era capitato di osservare e in quel momento comprenderai che nonostante il tuo viaggio è arrivato alla sua conclusione, dentro di te saprai che quello è solo l’inizio di una nuova avventura!

E che innumerevoli altri inizi ti aspetteranno lì dove tutto ha la sua fine, ma da dove tutto ha un suo ineluttabile inizio!

È tardi, è tardi!

Ci sono persone talmente invidiose del “Tuo Successo” che letteralmente vivono la “Tua Vita”.

Sono persone che dentro hanno un vuoto di infelicità profondo come la tana del Bianconiglio, ed è difficile da colmare.

“È tardi, è tardi!” Cit. Bianconiglio.

“C’è un sentiero pieno di sassi, porta in cima ad una collina o forse in riva al mare, difficile dire dove conduce, e c’è un coniglio bianco di tutto punto vestito con un ombrello chiuso in una mano ed un gigantesco orologio nell’altra, corre nervosamente voltandosi spesso all’indietro, come se qualcuno lo stesse seguendo, come se un’ombra a cavallo del vento cercasse di raggiungerlo. Il coniglio continua a correre e più avanza e più la fatica si fa sentire, il respiro si fa pesante tutto il corpo arranca, e poi c’è quella sensazione che non se ne vuole andare, quella stretta intorno al collo che lo fa tremare.

Arrivato in cima alla collina o forse in riva al mare, c’è una grotta ad attenderlo, forse ce la fatta! Ma è lì che commette l’errore che gli costerà caro, il coniglio gira la testa verso la sua destra per vedere se quella sensazione, quella minaccia sia reale, ed è lì che per la prima volta riesce chiaramente a vederla!

E realizza che la speranza si è librata in volo e si è tramutata in un’ombra oscura a cavallo del vento, al povero coniglio non resta che esclamare un’ultima e sibillina frase:

È tardi, è tardi!”.

Risotto alle fragole

Sono seduto sulla mia fichissima poltrona in finta ecopelle di pterodattilo a pensare che è quasi ora di cena, già, ma non ho idea di cosa cucinare! Allora che fare? Semplice mi affido al mio Intuito, che è giusto sottolinearlo le azzecca tutte, ma proprio tutte! Altro che quell’ente senza speranza che è la mente…

Quindi mi rilasso chiudo gli occhi e mi faccio prendere per mano dal mio consigliere di fiducia, Mr Intuito, ed è così che lo seguo fin dentro il supermercato del centro commerciale quello che ha quel negozio di vestiti che adoro, gli chiedo gentilmente se possiamo fermarci un paio di minuti: “Ho visto dei pantaloni figherrissimi e vorrei provarli”. Mr Intuito che tra le sue doti non ha la pazienza grugnisce un po’, poi alzando gli occhi al cielo mi concede 2 minuti e: “Che siano 2 minuti eh!”

Mezz’ora più tardi esco tutto tronfio e sorridente dal negozio e con indosso i miei nuovi e sgargianti pantaloni, mi avvicino a Mr Intuito, e vedendo la sua espressione mi convinco che è meglio se andiamo a fare la spesa al supermercato.

Ok sarò breve nel giro di 30 secondi cronometrati, Mr Intuito aveva riempito il carrello della spesa con: Riso integrale ecosostenibile delle montagne innevate del centro nord est ovest del posto più sperduto del pianeta, una confezione di fragole da 250 gr (di “Dubbia Provenienza”, nel senso che il luogo d’origine si chiama proprio così eh, a quanto pare è abitato da eremiti brontolini che non vogliono farsi troppa pubblicità), una bottiglia di vino bianco con il sapore dell’uva ancora intatto e per finire una confezione di datteri al cioccolato fondente (Dovete sapere che Mr Intuito è un gran golosone!).

Dopo aver pagato il tutto ed averlo riposto in un sacchetto biodegradabile (e te pareva), ecco che il dinamico duo, io e Mr Intuito, prendiamo entrambi la strada che conduce all’uscita del centro commerciale, una volta fuori ci salutiamo con un abbraccio fraterno da uomini veri quali noi siamo, poi subito dopo inizia un breve ma intenso conto alla rovescia ed ovviamente una volta arrivato lo 0 apro gli occhi.

Mi alzo di scatto (si certo come no) dalla poltrona in finta ecopelle di pterodattilo e mi dirigo in cucina, dove trovo un sacchetto biodegradabile al cui interno c’è il necessario per cucinare un piatto di Risotto alle fragole! Bene così e grazie Mr Intuito per il prezioso aiuto! Ma prima di iniziare a cucinare vado a togliermi i miei nuovi pantaloni appena comprati, perché non ho nessuna intenzione di sporcarli!

P. S. : Quasi dimenticavo il Risotto alle fragole era buonissimo me lo sono gustato sulla mia poltrona in finta ecopelle di pterodattilo.

Tra il 3 e il 5

Ero al bar, quasi l’ora della chiusura, osservavo le bollicine che dal fondo del boccale risalivano fino su in cima per poi perdersi nel vuoto assoluto, il barista stava sistemando la cassa, io seduto su di uno sgabello girevole che ondeggiavo con la testa un po’ a destra e un po’ a sinistra.

E sapete una cosa il mondo visto così è tutto un altro discorso, nel senso che se lo guardo verso sinistra, lui mi rimanda un sorriso mentre se lo guardo verso destra lui mi fa un grugnito di disapprovazione.

Strano? Direi proprio di no anzi è giusto che sia così, allora racconto questa mia scoperta a Gianpancrazio il barista che mi guarda come se fossi un poco pazzo, allora io mi piego leggermente verso sinistra e gli faccio un gran sorriso, lui scuote la testa ed impreca qualche oscuro dio degli abissi, poi mi comunica che è il momento di sloggiare, è ora di chiusura, alza le chiappe ed ondeggia verso casa mi dice lui, ah che simpatico il Gianpancrazio, un spasso quest’uomo!! finisco la mia birra, appoggio il boccale vuoto al bancone e piegando verso destra la mia testa, emetto un grugnito di disapprovazione, a quel punto mi alzo dallo sgabello estraggo il portafoglio e pago il dovuto al caro barista, lo saluto con un inchino lui di rimando mi mostra il suo dito medio, molto bene ci siamo salutati, mi dirigo verso l’uscita e mi catapulto al di fuori del locale.

È notte fa freddo e tira un vento mica male, mi incammino in direzione di casa mia, ci vogliono circa 12 minuti dal bar a Via dell’Astrolabio, dove è situata la mia abitazione, al terzo piano, interno 5 del condominio ad aspettarmi c’è una casa vuota, abito da solo non ho animali, solo io e il mio mondo e per il momento va bene così.

12 minuti più tardi eccomi che entro all’interno del mio appartamento, mi tolgo la giacca, mi dirigo verso il divano e mi sdraio, allungo la mia mano dietro la testa e cerco il pulsante che accende la lampada, trovato, ora una tiepida luce di colore verde irradia la stanza, guardo l’ora sul display del mio smartphone, caspita è tardissimo, per fortuna che domani non lavoro così mi posso riprendere con calma e dormire un’oretta in più.

In quell’istante di silenzio e pace, sento bussare alla porta della mia mente, è il mio intuito che ha qualcosa da comunicarmi, ma proprio adesso? Non puoi aspettare domani mattina, che sono più rilassato? L’intuito piega la testa verso sinistra e mi fa un bel sorriso, io lo ringrazio e gli do la buonanotte.

Guardando a testa in sù, il soffitto complice il verde della lampada, mi da una piacevole sensazione di tranquillità, il mio corpo che piano piano si sta rilassando comincia a buttare fuori la stanchezza accumulata nel corso della giornata. E così nel salotto di casa, sotto una luce soffusa di colore verde, ecco che il mio intuito complice la stanchezza torna alla carica, mi cala la palpebra e la testa inizia a pesarmi come un macigno, vedo Morfeo davanti a me che mi aspetta a braccia aperte ed io senza opporre resistenza gli vado incontro.

… Mi ritrovo di nuovo al bar, seduto sullo stesso sgabello di qualche ora fa, da dietro al bancone il burbero Gianpancrazio sorride allegramente, ha in mano un boccale appena lavato, lo sta asciugando con uno straccio e ci si specchia dentro io lo guardo perplesso, cerco di comprendere la situazione, il perché il mio intuito mi ha portato qui, poi Gianpancrazio posa il boccale butta lo straccio nel lavandino e mi fissa, con lo sguardo di chi stà per dire la cosa più intelligente di tutta la sua vita.

“Ma tu lo sai cosa c’è tra il tre e il cinque? Eh lo sai? Dai non è così difficile, persino io ci sono arrivato dai rispondi, ce la puoi fare!”

“Ma che razza di domanda è?” rispondo allargando le braccia, come a dire ma quanto scemo pensi che io sia eh?: “Il quattro ovviamente, anche un’analfabeta lo saprebbe!”

Nel preciso istante in cui ho dato quella risposta alla domanda più stupida della storia, davanti a me ecco che,l diventa tutto nero, il bar, quella sagoma di Gianpancrazio, semplicemente spariti! Come evaporati nel nulla.

E adesso che faccio? Ora che ho avuto la conferma che tra il tre e il cinque c’è il quattro, cosa me ne faccio di questa incredibile scoperta? (Spero si capisca che in questa mia esternazione ci sia del sarcasmo eh)

No davvero caro intuito quale sarebbe la morale della storia? Quale è il reale significato del quattro?

“Beh è semplice sai, quello che sto cercando di farti comprendere, è che oscillando costantemente tra il tre e il cinque la risposta più ovvia è il quattro, ricordi questa sera al bar quando piegavi la testa verso sinistra sorridevi, mentre quando la piegavi verso destra in risposta ti arrivava un grugnito.

Ebbene amico mio, facendo così tu vedevi una parte del tutto, chiamala se vuoi felicità e rabbia, oppure bianco o nero, non importa fai tu, ma quello che conta veramente è quando sei in perfetto equilibrio, centrato su te stesso e vedi la totalità dell’essenza ed hai la visione a 360 gradi della vita, ecco quello è il Quattro!!

Sei stupito vero? Ma come è possibile una cosa del genere? Ed io che ne so! Sei tu che inconsciamente hai smosso tutto questo circo e sei sempre stato tu che mi hai chiamato per aiutarti a risolvere questo problema.

Ora ti sento un po’ confuso ti capisco sai, non è mica facile per una mente umana comprendere una cosa del genere, che potrebbe essere una sciocchezza ma che in realtà, se vista nella giusta prospettiva (e cioè il Quattro) può davvero fare la differenza.

Per stasera va bene così ti sento provato e stanco ti do un consiglio, dormici sopra domani al tuo risveglio, tutto ti sarà più chiaro, buonanotte amico mio a presto!

Apro gli occhi è mattina presto, mi sento tutto intorpidito, la testa pulsa un po’ e mi sono di nuovo addormentato sul divano, qui ci vuole proprio una bella doccia ed un buon caffè.

La totalità del tutto cosa c’è tra il tre e il cinque. Ma è ovvio il quattro. Ricordo tutto, il bar, il sogno, il mio intuito che mi svela un segreto però ancora faccio fatica a vedere il quadro completo.

Quello che so è questo, nella vita tu puoi sperimentare un po’ di tutto, un po’ di luce e di buio, di odio e d’amore, di sole e di pioggia etc…

Ma quello che conta è mettere insieme in un’unica realtà quello che hai vissuto, una realtà che alla fine è l’unica e vera equazione possibile che a quanto pare alla fine, È il quattro.

Sussulti

Atti distanti di effimera comunicazione

Lontani dal silenzio ancestrale di madre natura

Atti distanti chiusi in ambienti asettici che non hanno odore

Momenti dove la mente declina il suo potere

Atti distanti che si trasformano in soavi elucubrazioni

Che danno inizio ad innumerevoli esplosioni di luci e colori

Atti distanti allietati dal cauto mormorio della vita

Che si ridesta dal suo torpore

Portando con sé il risveglio dell’anima

Atti distanti, che attratti dal suono di possenti alberi

Diventano infine maestosi Sussulti del cuore.

Mi compro la Groenlandia

Me ne stavo bello tranquillo con i piedi a mollo nell’acqua sulla riva del fiume, per cercare di togliermi di dosso questa afa di metà agosto, quando il mio neurone sinistro se ne esce con una frase che lì per lì sembrava una stupidata, ma poi a pensarci sù un attimo tanto sciocca non era.

“Oh tu strano essere umano che ospiti me e mio fratello, il neurone destro, che ne dici se ci compriamo la Groenlandia e ci trasferiamo lì a vivere? No perché io ne avrei anche a sufficienza di questo caldo, così risolviamo una volta per tutte il problema.”

Insomma come idea non è affatto male, ma sì dai, ho deciso che prendo informazioni sull’entità dell’operazione e vediamo cosa succede. Per iniziare prendo il mio smartphone e scrivo una mail tutta pucci pucci all’ambasciata di Danimarca, in cui chiedo cortesemente a quanto ammonta il prezzo della Groenlandia, poi cerco di farmi amico i Danimarchesi (si lo so è sbagliato, ma a me piace così), scrivendo che sono innamorato della loro terra, della cultura e di come vorrei vivere in un posto così unico come la Danimarca. A questo punto ringrazio per l’attenzione e rimango in attesa di una loro risposta. E visto che sono già su Internet faccio qualche ricerca per saperne di più sulla mia futura isola, e scopro che l’ondata di calore che la scorsa settimana ha investito l’Europa si è spostata verso Nord, provocando un forte innalzamento della temperatura che ha provocato uno scioglimento da record della calotta glaciale della Groenlandia!!!

Cioè ma davvero!? Ma proprio ora che me la volevo comprare io! Ma che modi sono, e soprattutto cosa sta succedendo a questo maltrattato pianeta??? Oh sono davvero preoccupato per questa situazione, allora cerco ancora su internet e scopro che anche in Siberia sta accadendo qualcosa di sinistramente inquietante. E mentre cerco altre informazioni sui disastri che stanno succedendo in tutto il mondo, ecco che mi arriva una mail dall’ambasciata di Danimarca, però sono stati veloci nella risposta, bene direi di leggere la mail:

“Buongiorno.

La ringraziamo per la sua mail di poco fa, siamo felici che sia interessato a comprare la nostra isola ma, come abbiamo già detto qualche ora fa ad un altro compratore a stelle e strisce, la Groenlandia non è in vendita. Però siamo comunque aperti al business.

Se fosse interessato ci contatti nelle ore di ufficio e vedremo di fissare al più presto un appuntamento di persona.

Con affetto e gratitudine.

Lars (Non Von Trier)

Faccio leggere la mail al mio neurone sinistro ed insieme decidiamo che il business non è cosa per noi, siamo gente semplice e non ci interessano queste cose. Chissà magari al compratore a stelle e strisce il business interessa, a proposito sono proprio curioso di sapere chi è questo fantomatico compratore, ma poi il mio neurone sinistro, che evidentemente ne sa più di me, mi consiglia di lasciare stare ed andare oltre, e allora continuo a rimanere qui in riva al fiume, con i piedi in ammollo a fantasticare su di un posto che non potrò mai comprare.

“E intanto questo pianeta continua inesorabilmente a lanciare sinistri messaggi che qualcosa non va.”

Spaghetti aglio oglio e peperoncino

Dove ero rimasto? Più o meno in una selva di emozioni ululanti alla luna, dove la stanchezza accumulata e non rilasciata si era trasformata in tossine difficili da maneggiare, con la mente che per una volta era rintanata in un angolo sfinita e senza forze, rimaneva la mia Essenza che stranamente se ne stava in silenzio, e mi guardava con una pacatezza di chi ha il totale controllo della situazione, e allora perché questa inquietudine dentro di me?

Che strazio e che due palle!! Ma è colpa mia, sono io che non ascolto con la dovuta attenzione le informazioni che arrivano dalla mia Essenza vitale, ok come rimediare? Con un invito a cena!

Sì, ho deciso che stasera cucino io, a casa mia, e come ospite ho invitato la mia Essenza. Sarà tutto molto formale eh niente di complicato, in tavola l’essenziale, in puro stile minimal come piace a me e alla mia Essenza. E come pietanza un piatto di Spaghetti aglio oglio e peperoncino, una bottiglia di vino rosso, (Il dolce lo porta la mia Essenza) e per finire un buon caffè.

Così avrò l’occasione di sentire dalla viva voce della mia Essenza cosa c’è che non funziona, e questa volta ho tutta l’intenzione di ascoltare quello che avrà da dirmi. Sarà la serata perfetta già lo sento, finalmente avrò le risposte dalla fonte più attendibile che conosco e forse questa inquietudine cesserà di ululare alla luna.