Ci sono delle notti in cui i posti che visito sono così belli, così autentici che vorrei rimanere per sempre in quei luoghi.

Questa notte è stata una di quelle notti.

Non so se è stata la neve che ha iniziato a scendere verso mezzanotte, che ha zittito il fastidioso rumore dei pneumatici sull’asfalto. Credo di sì, è stata la neve, è come se avesse fermato il tempo, messo sull’attenti il mondo intero.

E così sono andato a dormire sognando di camminare su una strada di terra battuta.

Guardavo il cielo grigio e pensavo anzi speravo di vedere nevicare, cosa che qualche minuto dopo è accaduto. Ora immaginate un panorama di questo tipo, alberi innevati, colline innevate, la strada che sto percorrendo innevata, bello vero?

Io in mezzo alla natura mentre sta nevicando, lasciatemelo dire. È UNA FIGATA PAZZESCA!!!

Non volevo più tornare indietro, quel magico luogo era reale, lo sentivo sotto ai piedi, lo sentivo dai fiocchi di neve sul mio volto. Per quale motivo avrei dovuto svegliarmi? Per quale motivo dovevo tornare alla vita di prima? Ma soprattutto chi decide cosa è giusto oppure no?

Così ho urlato al sogno di tenermi in questo posto, mi sono rotolato nella neve per dimostrare che ci tenevo veramente, mi sono persino nascosto dietro ad un albero, pensando di farla franca.

Ma niente il sogno non mi ha ascoltato, o forse non sono stato convincente fino in fondo, forse non ci ho creduto per davvero. Eppure a me sembrava di sì.

Morale della favola, anzi morale del sogno, mi sono svegliato nel mio letto, con una pesantezza incredibile e zero voglia di questo mondo.

Poi mi sono alzato dal letto ed ho aperto le persiane, la neve ci aveva dato dentro di brutto, tutto il panorama circostante era sommerso da un bianco mantello.

Bello per carità, però quanto vorrei tornare nel sogno, in quel luogo in cui il respiro della vita era così leggero che sembrava come un fiocco di neve che scende giù dal cielo.

Che ore sono?

È quasi mezzanotte

Ma non è troppo tardi sai

Che tempo fa fuori? Sta forse piovendo?

A dire il vero ha iniziato a nevicare

Sei sorpreso eh

Se ti affacci alla finestra e tiri le tende, puoi vedere con i tuoi occhi questo miracolo

Nel silenzio di questa notte anche i fiocchi di neve intonano una sinfonia che lascia senza fiato

Coraggio dai alzati dal letto e guarda

Che ne dici eh, è entusiasmante vero? Ti viene voglia di urlare a squarciagola la tua gratitudine

Ma è meglio di no, non vorrai spaventare quei meravigliosi, delicati fiocchi di neve

Lasciali cadere al suolo, lasciali posare sugli alberi, sul prato di casa, lasciali fare la loro magia

In cambio vogliono solo una cosa da te, che tu li guardi come quando eri un bambino, e rimanevi a bocca aperta davanti a questo spettacolo

Esatto amico mio, cerca dentro di te quel fanciullo e fallo avvicinare alla finestra con te

Prendilo per mano, non avere timore, dai su forza, non farti problemi

… E guarda con occhi pieni di vita la vita stessa che si manifesta davanti a te

Questo è quello che io chiamo, il grande circolo del rinnovamento eterno che non avrà mai fine

Almeno fino a quando non cesserà di nevicare.

Freddi inverni ghiacciati, lasciano tracce di indimenticabili aurore al calar della sera.

Freddi sono i sospiri emessi da un uomo alla ricerca di un rifugio dove sostare per la notte, Una taverna nel bel mezzo del nulla offre al viandante un posto dove riposare, tra muri di pietra e comode poltrone, e un camino scoppiettante che accudisce l’umano viaggiatore.

È ora di cenare, accomodarsi vicino alla finestra, spostare la sedia e mettersi comodo, aspettare pazientemente l’arrivo della cameriera, Ma prima di tutto arriva l’olfatto che anticipa il piatto, e decreta l’assoluta bontà della pietanza che sta per fare capolino dalla cucina, È una calda e succulenta zuppa al sapore di cipolla, con verdure e pezzi di manzo, il viandante è soddisfatto, e ricambia il sorriso della graziosa cameriera.

A quel punto il viandante prende saldamente in mano il cucchiaio, affonda senza esitazione il primo colpo, un sussulto che arriva dallo stomaco decreta l’inizio delle ostilità.

Inutile dire che la zuppa è squisita, goduriosa ed appagante, ogni cucchiaiata è una sinfonia di gioia, mista ad eccitazione, stomaco , pancia, e parenti stretti sono letteralmente in festa, Ma il viandante sa che una porzione di zuppa non potrà bastare, Chiama la cameriera e la mette al corrente del fatto che sarà necessario un altro giro di zuppa, Lei annuisce e con passo affrettato si precipita in cucina, per uscirne qualche istante più tardi con un vassoio, con sopra la ciotola più grande che il viandante abbia mai visto!

E come un bambino al luna park il viandante si fionda sulla zuppa, e giù di cucchiaiate come se non ci fosse un domani!

Solo più tardi seduto sulla poltrona vicino al camino, mentre si gode la sua pipa in compagnia di un ottimo bourbon d’annata, ora che è al sicuro nella taverna, gli torna in mente del suo compagno di viaggio, un uomo che aveva incontrato lungo il suo tragitto, e che per un po’ aveva condiviso con il viandante un pezzo di quel viaggio, E di quel gigantesco animale che sbucato fuori dal nulla lo ha afferrato e smembrato con un unico colpo, e di come sia stato fortunato a non farsi catturare anche lui…. Dell’assennata corsa nel buio della foresta in cerca di un uscita, dell’aurora apparsa quasi a segnare il suo cammino, ed infine di quella luce che per sua fortuna è stata la sua salvezza.

Seduto all’interno di una taverna il viandante ringrazia la buona sorte che gli ha risparmiato la vita, Alla fine esausto si lascia andare ad un pianto liberatorio che sa di rinascita.