… Potrebbe essere utile guardare dentro e cercare l’orologio del tempo interiore e rimettere le lancette sull’ora giusta, Potrebbe bastare se solo mi tornasse alla memoria come si fa, Già perché in tutto questo continuum correre all’infinito, per raggiungere un traguardo che ogni volta che ti avvicini si sposta un po’ più là, Mi sono completamente scordato di come si raggiunge il centro dell’anima

Se ricordo bisogna scendere per una scala buia e traballante fino al cuore, Poi proseguire per un intricato labirinto che ha la stranezza di avere le indicazioni per trovare l’uscita, Una volta fuori c’è un cartello con scritto sopra “Vai a sinistra che è la direzione giusta” {Indicazioni a prova d’idiota eh}

Ed è qui che arriva il bello o il brutto, perché da quel punto il panorama che mi si palesa davanti è desolante, nel vero senso della parola eh, C’è solo tanta ma tanta sabbia, insomma per raggiungere l’anima bisogna attraversare un deserto! Con tutti i cazzi e mazzi annessi!

E quello è l’istante in cui va fatto un vero atto di fede, nei confronti di un qualcosa di superiore, di un qualcosa di non manifesto, così etereo e impalpabile che potrebbe spaventare

E allora mi lascio andare, Mi affido all’istinto, ed inizio ad essere nel presente dei miei passi, che senza esitazione procedono verso l’orologio, Nessuna resistenza, nessun tentennamento

Così avviene la magia, più avanzo più mi sento leggero, E subito dopo una piccola duna, ecco che appare l’orologio del mio tempo interiore, mi avvicino a lui, mi dirigo verso l’ingranaggio, e lo faccio ripartire

Poi rimango ad ammirare l’orologio che si è rimesso in moto, posso tirare un sospiro di sollievo, il problema è sistemato

Sul mio viso è tornato il sereno

E sapete una cosa buffa? Proprio mentre scrivevo l’articolo per cercare di ricordare il da farsi, Beh l’ho fatto veramente! Si insomma ho fatto ripartire l’orologio e non me ne sono neanche reso conto!

Ah che meraviglia quando mi lascio andare e seguo l’istinto!

È sempre la soluzione migliore, Almeno lo è per me.

Se penso a quando ero piccolo, il primo ricordo che arriva riguarda mio nonno, nel suo orto a lavorare la terra, era un uomo di poche parole, un po’ burbero, aveva fatto la guerra e sapeva un po’ di cose sulla vita, per me lui era un esempio, tutto d’un pezzo, mi piaceva stare li vicino a giocare con la palla o a correre nel piccolo prato adiacente all’orto, ero al sicuro, sapevo che niente mi sarebbe mai successo, perché li a pochi metri da me c’era il mio angelo custode

Ci sarebbero tanti aneddoti tanti ricordi legati a noi due, ma a dire il vero sono geloso di quei momenti e me li tengo per me, quello che voglio condividere è l’amore incondizionato che provavo per il nonno e che lui provava per me, mai una parola fuori posto, mai esagerato nelle sue reazioni dopo una mia marachella, il fatto è che potevo combinare tutti i casini del mondo o fare una grande cazzata, tanto ero sicuro che lui mi avrebbe sempre accolto a braccia aperte, senza giudicare

Quanto mi manca quel bambino, che si divertiva a scorrazzare nel prato e quanto manca il “mio” nonno a quel a bambino.

Alle volte capita che ti ritrovi in una selva oscura, che più oscura non si può, sei dentro, sei in trappola e non sai cosa fare, immobile, tremante e con gli occhi sgranati che ululano terrore, cerchi disperatamente una via di fuga, ma semplicemente non c’è, buio pesto, aria rarefatta che non sembra reale, le orecchie sono in ascolto, ma percepiscono soltanto paura e terrore, un odore nauseabondo risale dalla viscere del tuo essere, ed attira a sé le creature delle notte, che non aspettano altro che banchettare con il tuo corpo, sei disperato, ti metti in ginocchio, appoggi le mani per terra, sei arrivato al capolinea, senti che è la fine, ti arrendi, lasci il tuo esamine corpo in balia delle tenebre e delle creature al suo servizio, lacerano, mordono, si azzuffano su di te, ma incredibilmente non senti dolore, come è possibile??

Come posso essere cosciente del dolore di questo angosciante momento e non sentire nulla!!

Mi ci vuole un attimo per capire che la mia anima è già lontana dal corpo, così assisto inerme al banchetto della creature delle notte sui resti di quello che fino a poco fa era il mio tempio, la mia casa

Ricordo quell’istante in cui mi sono perso in quella selva oscura, era come un richiamo a cui non potevo sottrarmi, così in maniera molto stupida, mi sono addentrato in quella oscurità, ah che grave errore!!

Eppure era l’unica soluzione, era l’unica via percorribile, non avevo altra scelta, come no!! me le canto e me le suono da solo, sono solo scuse quelle che blatero!!

Avevo un’altra scelta, ma l’ho rifiutata, le ho voltato le spalle, perché non mi ritenevo all’altezza, non mi sentivo adeguato, ecco la verità!

Però ho una consapevolezza che prima non avevo, ora so che posso tornare, in un nuovo corpo, con una nuova vita, posso riscattarmi, solo che c’è un problema con questa cosa della reincarnazione, a quanto pare quando decidi di affrontare una nuova avventura, la tua anima dimentica tutto!!

Ma che razza di presa in giro è questa!! come posso migliorare, fare in modo di non commettere gli stessi errori, se non ho memoria di averli commessi??

Ma che fregatura è la reincarnazione?? sembra più simile ad una prigione, da cui non c’è via d’uscita

Che sia questo il significato dell’infinito??