Respiri. Sussurri. Accenni di presenze che rimangono ben nascoste nella penombra di questa stanza. Accendo una candela per vedere un po’ più chiaramente. Ombre. Sagome impercettibili che si muovono sinuosamente e maliziosamente. Facendo molta attenzione a non mostrarsi più del dovuto. Giocano con me. Con la mia visione distorta della realtà. Le vedo ondeggiare tra la luce e l’oscurità. In un perfetto equilibrio che mi ricorda vagamente il movimento di un’altalena. Si incrociano, si toccano, a volte sembrano ballare. Solo per il piacere di farsi osservare dai miei occhi. Ed io osservo con attenzione. Mi faccio coinvolgere dal loro virtuosismo. Dallo loro sfrontatezza, che poi a ben vedere, altro non è che pura e semplice naturalezza. Ombre. Sagome a cui non riesco a dare forma. Ma in fondo credo che sia giusto così. Perché bisogna sempre trovare una risposta? Non sarebbe meglio lasciare le cose così come sono? O come in questo caso, come non sono. E allora che sia così. Avete ragione voi. Ombre, Sagome, presenze silenziose che vogliono mostrarsi. Solo per quello che sono.

Quel continuo ondeggiare su e giù, fluttuante andirivieni di lontana memoria, ondivaga espressione delle verità ineluttabili del tuo costante disinteresse nei confronti delle regole preimpostate di questa malsana società, di cui tu sei da sempre estremo oppositore, che sfocia in un estremismo che indosso a te, diventa la sublimazione della pura e semplice libertà.

Quel continuo danzare una musica antica di cui solo tu conosci l’origine, reminiscenza delle vite vissute, ancestrali ricordi della tua anima antica, che appena chiudi gli occhi, vedi scorrere segmento dopo segmento, come lo scorrere di un vecchio film in bianco e nero, tu ne hai il pieno e totale controllo. E lo ammiri e lo rivivi, e lo senti su di te come una seconda pelle. E sai che ti appartiene, e sai che sei tu, e lo custodisci gelosamente in fondo al tuo cuore.

Quel continuo che è LA vita, la tua. Ma che può diventare la mia, e allora io ti chiedo un enorme favore. Spiegami come si fa ad essere una stella luminosa come lo sei tu.

Una foglia che vola sospinta dal vento

Si lascia trasportare senza un lamento

Sinuosa si muove lungo il percorso

Sospinta con passione dal vento

Leggera come solo una foglia può essere

Vaga in cerca di un posto da chiamare casa

E così dopo un lungo girovagare

Vede un’immensa quercia che le fa l’occhiolino

Di tutta risposta la foglia si agita e si gira su se stessa

Per far capire il suo gradimento alla quercia che la osserva

A questo punto rallenta il suo volo

Saluta e ringrazia il vento

E si appoggia dolcemente ai piedi dell’albero

Con grande sorpresa vede intorno a lei centinaia di altre foglie

Quella è la conferma che il suo viaggio è giunto alla sua conclusione

Ora può assaporare il dolce riposo

Circondata dalle foglie sue sorelle

Coccolata ed accudita dall’amore della sua madre quercia.